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Tito Tettamanti: “d’Alema, Lei rappresenta il Potere. Io… io sono il Cittadino”

Grande dibattito e grande pubblico ieri sera all’USI

Pubblico delle grandi occasioni, com’era prevedibile. Arrivo – da bravo e diligente giornalista (per hobby) – con un quarto d’ora d’anticipo e già non c’è più un posto libero. Per mia fortuna una gentile amica mi viene in soccorso e mi salva.

“QUALE EUROPA?” : titolo e tema del dibattito vengono mantenuti ma con un “adattamento” alla vasta strage di Parigi. Accoglie il pubblico Fabio Pontiggia, neo direttore del Corriere del Ticino, e indice il rituale minuto di silenzio in memoria delle vittime.

Tito Tettamanti, finanziere luganese (+ Monte Carlo + Londra), influente pubblicista e maître à penser della Destra, contro Massimo d’Alema, uno dei principali dirigenti del PCI (quando c’era) e per breve tempo presidente del Consiglio. Moderatore Ferruccio de Bortoli, già direttore dell’illustre Corriere della Sera.

Dibattito ampio, ricco di spunti e di contenuti, molto pacato e signorile nei toni. Ma la gradevole cortesia non inganni. Le posizioni dei due antagonisti sono apparse sideralmente lontane, soprattutto su un punto centrale: l’Unione Europea. Per d’Alema, per la Sinistra una realtà irrinunciabile e sostanzialmente positiva. Egli non ha esitato a dire: “Se l’UE crollasse, faremmo un enorme passo indietro”. Quanto all’opinione della Destra… non è il caso che io mi dilunghi. [Secondo me l’amore (perché di amore si tratta) della Sinistra per l’Unione Europea viene principalmente dall’enorme carica di statalismo e di dirigismo che questa gigantesca istituzione contiene; ndR]

Dopo la terrificante strage parigina d’Alema si mostra, nonostante tutto, “minimalista”: più controlli alle frontiere, d’accordo, ma di “abolire Schengen” non se ne parla neppure. Fare la guerra? Ma no. Parlare di guerra? Nemmeno. In quest’ordine di idee l’ex leader comunista si avvicina molto a un pensiero di Dick Marty, esposto ieri sulla Regione: “Non bisogna chiamarli combattenti o guerrieri, ma criminali”. Ciò che sta in piedi sino a un certo punto, anzi molto poco. Questi “criminali” sono al servizio di un Potere organizzato ed organizzatore, quindi sono in un certo senso soldati di una specie di esercito. Soldati che commettono crimini di guerra.

Il pensiero dalemiano non sembra andare al di là di qualche misura rafforzata di polizia (accompagnata, come di dovere, dal cruccio che qualche testa calda non ne approfitti per…)

“L’ISIS fa la guerra al mondo e non all’Occidente”. Opinione, anche questa, molto discutibile. È difficile negare che l’obiettivo principale dell’ISIS sia proprio l’Occidente, come entità politica, demografica, culturale. Poi ci saranno altre vittime, per forza di cose.

Sul terrorismo, sul sangue e sulle contromisure l’Avvocato non si attarda molto, forse teme di trovarsi costretto a dire le solite cose scontate, oscillanti (come sempre, e oggi più che mai) tra il buonismo demente “Bisogna dialogare con l’ISIS” e l’esagitazione rabbiosa “Non abbiamo più bombe atomiche?”

L’Avvocato parla di finanza (dopo tutto ne è un grandissimo esperto)… e di Inghilterra. “L’Euro è stato un grande errore”. “Londra NON È la seconda piazza finanziaria del mondo”. “Londra è UNA DELLE DUE”. “Francoforte? Non vogliamo mica scherzare, per favore”. Cameron indirà il referendum sull’Europa ma il Brexit ci sarà? Non si sbilancia ma mostra di ritenerlo possibile. Esprime ammirazione e affetto per il Leone britannico: “Senza di loro oggi porteremmo la camicia bruna”.

Mi vien da pensare che anche mio padre, nato a Londra nel quartiere di Kensington in anni lontani, parlava così.

Continua TT: “La Svizzera ha con l’UE – e con l’Italia! – un rapporto difficile. Prima o poi bisognerà ‘concretizzare’ il voto del 9 febbraio, ma come? Uno strappo brutale porterebbe a delle ritorsioni”.

D’Alema non si lascia sfuggire l’occasione di esibire il suo stile soft: “La politica è ragione, cultura, mediazione, compromesso”. Come scorre l’acqua sotto i ponti, come cambia il mondo! Riuscite a immaginare queste stesse parole sulla bocca di un comunista d’altri tempi?

“Meno referendum! Il referendum è bianco o nero, il referendum taglia il nodo gordiano, non lascia spazio alla trattativa”.

Questa però Tettamanti non gliela lascia passare: “Viviamo un tempo di democrazia rappresentativa degenerata [parole dure ma parole sante! chissà gli onorevoli in sala come fremono]. Più democrazia diretta. Più referendum. Meno oligarchia!”

“Se altri popoli avessero potuto votare [sull’immigrazione di massa], avrebbero votato come la Svizzera. Ma con maggioranze più alte!”

Direzione obbligata, ineluttabilità   D’Alema: “Con l’Euro (che Tettamanti aveva definito “un grave errore”, ndR) siamo obbligati ad andare avanti, perché non si può tornare indietro”. Lapalissiano e inquietante.

Il grande finanziere si fa sarcastico: “Con un acquario si può fare una bouillabaisse, ma con la bouillabaisse… non si può ricostituire l’acquario!” Il rilancio dell’economia? La ricetta di Tettamanti è quella classica: “Bisogna ridurre le imposte alla classe media!” “E non mi si venga a dire che le persone che guadagnano 200.000 sono ricche, quando 100.000 li devono versare allo Stato”. “Sono i risparmiatori che pagano i debiti degli stati bancarottieri”.

L’intenso dibattito si avvia al suo termine, c’è spazio ancora per qualche domanda. Lombardi, Ducry (che si lancia in una mini-concione in favore dell’UE, con scarse speranze di convincere il popolo), Terlizzi.

Il foltissimo pubblico, soddisfatto, lascia l’aula magna sotterranea, col suo cemento a vista lievemente opprimente.

Relatore

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