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E no, questo rospo proprio non va giù – di Flavio Laffranchi, Losone

Foto di Antonio Mancuso

Mentre la polizia ci invita a getto continuo a essere prudenti e a tenere la guardia alta, le nostre Autorità cantonali, facendosi come quelle di Losone la pagella da soli, propagano apparentemente senza conoscerne l’effettiva portata i soliti rassicuranti comunicati per tenere tranquilla la gente. Comunque sia, la presa di posizione del Consiglio di Stato sulla piu’ che lecita interrogazione dello «scomodo» granconsigliere Massimiliano Robbiani fa aggrottare le ciglia e non serve di certo ad aumentare nella popolazione né il senso di sicurezza né la credibilità nelle istituzioni. Anche le mie lettere riguardanti gli stessi temi inviate per raccomandata all’UFM, a parte le solite vacue risposte di rito, sono rimaste inevase e l’ultima, spedita il 30 ottobre scorso e concernente l‘ennesima molestia da parte di un gruppo di schiamazzanti asilanti ubriachi fradici accampatisi davanti alla mia abitazione, é rimasta addirittura senza risposta. In realtà il tanto lodato sistema di sicurezza esiste semmai sulla carta ma in pratica è a dir poco inestistente. Il contatto telefonico pubblicato, e tutti i correlati consigli, collegano gli interpellanti con persone percepibilmente seccate da qualsiasi telefonata che non sia quella della morosa. Altamente scioccanti sono le imbarazzanti considerazioni sul notorio ed eccessivo consumo di alcool e l’evidente accettazione dello status quo sia da parte del CdS che dalle organizzazioni «buoniste». Un semplice ma assoluto divieto di consumo e vendita di bevande alcooliche agli asilanti creerebbe molto meno problemi di quelli che abbiamo ora. Oltretutto non è veramente comprensibile con quale pretesto si conceda libera uscita ad individui di cui nessuno conosce né l’identità né tantomeno la provenienza. Il terreno recintato della caserma offre come minimo una superfice di 100 m2 per ogni asilante, cioé posto a sufficenza per prendersi in pace una boccata d’aria fresca senza necessariamente dover andare per lo stesso motivo a gironzolare per il paese passando poi alla Coop di via Mezzana a rifornirsi di birra. Contemporaneamente ai lavori di utilità pubblica, che dovrebbero essere obbligatori, gli umanisti nostrani potrebbero organizzare le loro «attività ludiche» sul posto senza far venire i loro «ospiti» a piedi al Centro la Torre. Secondo quanto asserito dall’UFM, la permanenza nel Centro di San Giorgio dovrebbe essere limitata ad un massimo di 120 giorni, durata che migliaia di giovani reclute hanno vissuto nelle stesse condizioni e con minor libertà per decine d’anni senza subire danni psichici. Per quello che concerne i costi degli interventi delle forze dell’ordine, in parte remunerati dalla Confederazione, cioé da noi tutti, sto valutando se in futuro per tagliare l’erba del mio giardino non valga la pena di ingaggiare una pattuglia della polizia, dato che al costo di 67,50 franchi all’ora un agente completamente equipaggiato è meno caro del mio giardiniere. Il fatto che per redigere la risposta del CdS siano state necessarie 23.50 ore lavorative, cioé 13 minuti per ogni riga, dimostra in modo chiaro l’assoluta mancanza di qualsiasi conoscenza su cosa capita giornalmente sia nel paese che nel Centro asilanti di Losone. Ora si puo’ solamente sperare che il presidente del CdS on. Norman Gobbi abbia firmato il sopracitato documento senza averlo letto ma solamente per collegialità e puro automatismo.

Flavio Laffranchi, Losone

Relatore

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