La nostra corrispondente dall’Italia ci racconta come ha vissuto, a Parma, una giornata particolare.
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A gran voce hanno rivendicato la parità dei diritti umani per persone che si sono sentite lese dalla famosa legge sull’immigrazione detta “Bossi-Fini” e hanno chiesto in primo luogo che vengano rispettati i loro diritti di lavoratori, poiché la loro condizione di stranieri li rende subalterni in tutti gli ambiti.
I manifestanti sferrano un duro attacco a Bossi e per le vie si sente un accento lombardo riprodotto da persone di colore che imitano il Senadur e lo accusano di aver dato il via alla loro condizione di sottomissione, di sfruttamento e di assenza di tutela. Molte le critiche al governo e alla gestione legislativa dei problemi del lavoro, primo fra tutti il job’s act di Renzi.
Questa vivace protesta per le vie di Parma è innovativa per diverse ragioni.
1) Sono soprattutto gli stranieri a protestare contro un paese nel quale si sentono integrati ma che nel contempo li penalizza sul fronte del lavoro. Loro si sentono italiani, parlano da italiani e vivono da italiani, ma non sono considerati tali sotto il profilo economico-sociale.
3) È una voce che scaturisce dal popolo, una protesta e una speranza; si scaglia contro tutte le istituzioni, i parlamentari e i loro partiti che legiferano leggi ingiuste come l’obsoleta Bossi Fini e l’attuale Job”s act.
4) Si rivendica il lavoro come un’attività umana nobilitante, ponendo in evidenza la forza dei lavoratori compatti, uniti in forte solidarietà al fine di tutelare se stessi e di raggiungere l’emancipazione. La sfilata, controllata dalle forze dell’ordine, si è svolta compatta, dignitosa e piena di speranza. I manifestanti sono apparsi risoluti e fiduciosi di poter migliorare la loro situazione e quindi migliorare il paese che li ha accolti.
Gianna Finardi in diretta da Parma
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