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Su quest’ultimo punto dice bene l’on. Pedrazzini: l’iniziativa per l’attuazione dell’espulsione è una mancanza di fiducia nella Giustizia, ma – contrariamente a Pedrazzini – ritengo che tale mancanza di fiducia sia più che giustificata! Le sentenze giudiziarie in materia di espulsioni di delinquenti condannati, ma anche per esempio in materia di accoglimento delle domande d’asilo e di concessione dell’accettazione temporanea (soprassedendo al respingimento), dimostrano che i nostri tribunali e in specie il Tribunale federale hanno una prassi accomodante e troppo indulgente nei confronti di chi a mio avviso andrebbe respinto. Ogni scusa è buona per soprassedere alla pena accessoria dell’espulsione per i condannati, come peraltro ogni scusa è buona per non respingere un richiedente l’asilo la cui domanda pure sia stata respinta! In specie per i delinquenti condannati, su cui appunto votiamo il 28 febbraio, ciò è inaccettabile, anzi è scandaloso. Appunto per questo ci vuole l’iniziativa per l’attuazione! Va dato un segnale chiaro che la Svizzera non deve essere terra di approdo di ogni tipo di delinquenza; occorre diminuire drasticamente la deleteria attrattività del nostro Paese per i delinquenti, per molti dei quali (provenienti da ben altre realtà) le nostre prigioni sono poco meno che dei centri wellness.
Ma aggiungo di più: il male non riguarda solo l’espulsione degli stranieri. La clemenza della nostra giustizia nei confronti di condannati per reati gravi è eccessiva pure laddove si tratti di condannati svizzeri. Quando delle persone riconosciute colpevoli di rapina a mano armata o di omicidio premeditato vengono condannate a pochi anni di prigione (se va bene 7 o 8 anni o poco più, che si riducono a circa la metà per effetto delle note regole carcerarie, buona condotta ecc.), si può ancora parlare di giustizia? Secondo me, no.
Voglio rammentare a Pedrazzini un caso ch’egli sicuramente ricorda, perché lo sparo fece scalpore quando egli siedeva in Consiglio di Stato e l’autore era un mio collega di Gran Consiglio: ebbene in quel caso la Corte sentenziò che si era trattato di tentato omicidio con premeditazione, che non riuscì solo per un (è proprio il caso di dirlo) intervento speciale della Provvidenza. Insomma: il fatto che la vittima si salvò, non diminuiva la gravità del tentato assassinio. Ebbene, la condanna fu nell’ordine citato di anni. Lei la chiama giustizia questa? [ndR: la condanna, salvo errore, fu a 11 anni, avendone la Pubblica accusa richiesti 15]
Certo i delinquenti di nazionalità svizzera non li possiamo espellere (come facevano i britannici ai tempi del loro glorioso Impero deportandoli in Australia…). Però una riflessione sul buonismo delle nostre Corti penali è ben giustificata! E per cominciare, per i condannati stranieri, che si (ri)cominci ad applicare con rigore e sistematicità pure la pena accessoria dell’espulsione! Sarebbe già un buon inizio, un primo passo al fine di contenere il tasso criminogeno della nostra società. Operiamo quindi con coerenza per ripristinare delle leggi e una giurisprudenza che tutelino le vittime, prima dei delinquenti! E che non suscitino l’irridente scherno da parte della delinquenza d’importazione (del tipo “delinquere in Svizzera conviene: se ti condannano ti fai un piccolo soggiorno all’albergo della Stampa, poi esci e ricominci i fatti tuoi”). E non dimentichiamo che le statistiche parlano chiaro: pur essendo solo il 25 percento della popolazione residente, gli stranieri commettono ben oltre la metà dei reati; e i richiedenti l’asilo, che sono solo lo 0,6 percento dei residenti, commettono ben il 9 percento dei reati registrati.
Paolo Camillo Minotti, già granconsigliere UDC, Bellinzona
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