Questo quadro è stato aggiudicato per 60 milioni di dollari
“Per suprematismo intendo la supremazia della sensibilità pura nell’arte – spiega Malevic, protagonista delle avanguardie russe – Dal punto di vista dei suprematisti le apparenze esteriori della natura non offrono alcun interesse; solo la sensibilità è essenziale. L’oggetto in sé non significa nulla. L’arte perviene col suprematismo all’espressione pura senza rappresentazione”.
Nessuna rappresentazione della realtà, dunque. Malevic vuole rompere con la millenaria tradizione figurativa, ritenendo l’arte astratta di gran lunga superiore. Essa infatti non ha l’intento di raffigurare una realtà ma, puntando all’essenza, è in grado di crearne una nuova, non meno significativa. Quadrati e rettangoli sono forme non presenti in natura, sono prodotti dell’uomo. Si giunge così allo “zero assoluto” delle forme, che porterà Malevic a dipingere un quadrato nero su fondo bianco.
I primi decenni del Novecento vedono gli artisti russi esprimersi con il linguaggio del costruttivismo e del realismo socialista. L’arte a servizio della società, strumento di divulgazione e costruzione della nuova realtà socialista. In questo clima in cui il potere ispira ma al tempo stesso condiziona gli artisti, Malevic sostiene invece una supremazia della sensibilità plastica. L’arte per l’arte, l’arte fine a se stessa.
Nel 2008 questa tela è stata venduta da Sotheby’s a New York per 60 milioni di dollari. Un record per l’artista (il precedente era 17 milioni) ma anche per qualunque opera russa venduta all’asta. Un primato, una supremazia.
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