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Gottardo, nel terzo lustro del dramma – di Alfredo Ardizzi

In omaggio al buon senso, sia ben chiaro che il sottoscritto, per la completazione e per un appropriato risanamento della trasversale autostradale più lunga al mondo, voterà con un convinto SÌ al nuovo traforo nel San Gottardo.

Laddove qualche lettore abbia pensato di raccogliere i nomi di chi è pro o contro una delle soluzioni, si accomodi pure. Se proprio deve succedere, preferisco essere tacciato di avere sostenuto un’opera definita “non necessaria” o addirittura “avvelenata” con “sperpero” di risorse altrimenti preziose altrove.

Ma sarò assolutamente tranquillo con la mia coscienza. Un SÌ consapevole, poiché il sottoscritto, nella disgraziatissima ipotesi che il traforo supplementare del San Gottardo non venga approvato, non potrà essere associato a coloro che hanno continuato a trascurare le gravissime, esponenziali conseguenze di uno scontro frontale. Eventualità – già vissuta, anche con catastrofiche conseguenze – che in una galleria bidirezionale, sia pur perfezionata, sarà sempre in agguato.

E delle responsabilità morali che incombono sul cittadino, ne prenda soprattutto nota chi penserà di votare no . O chi vorrà assecondare le varie argomentazioni di ingegneri e “specialisti” che perorando le proprie soluzioni, scrupolosamente trascurano di affrontare l’argomento della sicurezza più elementare. Quella che, per ridurre la conseguenze dell’errore umano, soprattutto nelle lunghe gallerie sempre in agguato, è di separare le inverse direttrici di marcia in due canne separate

Ergo: responsabilità, per taluni non solo morali, di cui, col prossimo voto, sia ben chiaro dovremo, sia pur collegialmente, rispondere. E da subito! Poiché il tunnel attuale rimarrà ovviamente il medesimo per altri 20 anni.

Anche affidarsi alla galleria AlpTransit, per studiarne gli effetti, non risolve gran parte dei pericoli della spada di Damocle che penderà, sempre e comunque nel traffico bidirezionale, su chi dovrà avventurarsi col proprio veicolo sotto il San Gottardo. Inoltre: non riesco ad immaginare che esista qualcuno che possa assicurare che AlpTransit sia scevra da imprevisti o da “blackout” come quelli già capitati:
http://www.swissinfo.ch/ita/il-blackout-ferroviario-si-poteva-evitare/4594950

Il prossimo ottobre ricorrerà il terzo lustro della immane tragedia che funestò il ventennale del Traforo del Gottardo. Il libro “Gestione di una catastrofe e responsabilità” a cura di Marco Borghi e del Procuratore pubblico Antonio Perugini (Helbing & Lichtenhan) poté ricostruire, nelle sue più approfondite ed inquietanti contingenze, l’immane sciagura che causò 11 lutti e perdite economiche immense. Una lettura, anche sommaria, cancellerà ogni incertezza.

Soprattutto significativo e sconvolgente il capitolo “La gestione dell’aiuto alle vittime e l’accoglienza ai famigliari”. Vi si apprendono le numerose tristissime pratiche che le Autorità dei Cantoni coinvolti hanno dovuto – e dovranno – effettuare in ossequio alle più umane necessità, proprie del federalismo Svizzero.

Dopo quanto fatalmente vissuto, come potremo nuovamente avvicinare chi avesse ancora a subire atroci perdite e sofferenze, in simili circostanze, per pregarlo di accettare un aiuto. Soprattutto se, dopo quindici anni di riflessione – o presunta tale – una gran parte del popolo svizzero non si sia deciso a porvi rimedio.

Le svariate argomentazioni tecniche, operative, economiche, eco-ambientali non possono trascurare, nel risanamento di una arteria così importante come quella sotto il San Gottardo, la più assoluta perfettibile sicurezza. La sola garantita dal nuovo traforo votato da un plebiscitario SÌ !

Alfredo Ardizzi
Cavaliere del’Ordine della Solidarietà Italiana

Relatore

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