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Un voto ragionevole per respingere la medicalizzazione della morte – di Benedetta Galetti

L’iniziativa Delcò Petralli è stata respinta (tramite accettazione del Rapporto Morisoli-Ghisla) dal Gran Consiglio

Il risultato: 40 a 29 con 8 astensioni.

* * *

In una giornata di sangue, un debole élan vital si è sentito. 40 voti contro 29, 8 gli astenuti per dire no al suicidio assistito in ospedali e case per anziani.

In parte scandaloso il dibattito parlamentare. C’è chi ha sostenuto il diritto alla morte, chi ha accusato i contrari di essere bigotti, chi ha cambiato idea [ndR, Galusero] dopo aver sottoscritto un rapporto (e probabilmente averlo anche letto), chi non ha capito di cosa si stava parlando (mescolando accanimento terapeutico o eutanasia attiva indiretta con il suicidio assistito), chi si è rifatto alla coscienza e all’etica individuale; e poi chi, per citarne solo alcuni, come Fonio, ha giustamente chiesto di non strumentalizzare il dibattito, chi, come Andrea Giudici, ha chiesto di smetterla con il politicamente corretto e, per concludere chi, come Denti, ha riportato, sul finale, la discussione là dove doveva rimanere fin dall’inizio, sulla medicalizzazione della morte. Perché in fondo era su questo che i parlamentari dovevano votare.

Voto che ha fatto prevalere il buonsenso, in barba ai radicali, politicamente corretti, che in nome della libertà individuale volevano condurre un anziano a suicidarsi. Magari perché la famiglia si era dimenticata di lui a Pasqua, magari perché si stava mangiando i soldi risparmiati in una vita, magari perché, semplicemente, cercava l’attenzione che più nessuno era disposto a dargli. In nome della libertà si chiedeva di levare a un individuo la sua dignità, la sua vita.

Durante il dibattito qualcuno ha citato i greci. I greci sono un esempio ancora oggi, qualcuno ha detto. I greci cercavano, almeno alcuni, almeno Aristotele, si costruire una comunità di individui liberi e diversi e indirizzare la struttura statale verso il bene comune. Oggi invece, troppo memori della Rivoluzione francese e troppo poco di quella americana, la libertà è diventato l’unico diritto sul quale illudersi di costruire una società aperta e solida. Ma la libertà è altresì stata svuotata di tutto il suo significato per diventare bandiera posticcia brandita in favore di demagogia, populismo e un po’ di stupidità. La libertà è diventata in realtà disponibilità economica davanti a una vetrina di bambini, uteri e morte.

La libertà a tutti i costi porta alla morte, figurata e non, come in Ticino, nelle case per anziani e negli ospedali, come a Bruxelles, nella metro e in aeroporto. Forse è arrivato il momento di ricordarci che stiamo insieme in un modo che differisce da quello hobbsiano, del contratto sociale, in cui la libertà individuale si estende nella misura in cui non lede quella di un altro e che collima invece con quello aristotelico, di comunità unita per il bene di ognuno.

Benedetta Galetti


Relatore

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