“Celeste è questa corrispondenza d’amorosi sensi” scrisse il Foscolo, ad indicare che l’amore vince, con la sua eternità, la morte. E l’arte, eterna come l’amore, ne suggella la vittoria.
Siamo nella fine degli anni venti del XVI secolo; una ricca vedova di Parma commissiona a un pittore, Antonio Allegri da Correggio, una pala d’altare in memoria del defunto marito. E lui, manierista sublimato, dipinge una scena di familiarità quotidiana nel paradiso. Non v’è austerità, in quella scena d’affetto, ma non v’è neppure il defunto. Eppure chiunque guardasse quel dipinto, poteva intendere che il proprio caro, fosse il committente o fosse un altro, era lì, e si trovava bene. Un Paradiso familiare, dove i sensi non tacciono di fronte all’atemporalità del sacro, dove c’è spazio per l’amore materno, filiale, la redenzione dei peccatori. La Vergine tiene il bambino tra le braccia come una mamma piena d’affetto, una Maddalena fanciulla si lascia accarezzare il capo dai piedini del Bambino, che pare provare solletico. Dietro di loro un angoletto che storce il naso per l’odore forte degli unguenti, i sensi che permangono anche nella vita ultraterrena, la sacralità che aleggia.
Un Angelo sorride. E’ forse questa la figura più emblematica del quadro, (tant’è che dieci anni fa venne utilizzata come emblema della mostra dedicata al Correggio). Giovane e sapiente, allegro e pensoso. Ed egli porge alla Madonna la Vulgata, la traduzione della Bibbia dall’ebraico al latino.
A sinistra dello spettatore, austero e statuario, il corpo venerando di San Girolamo, da cui prende il nome la Pala d’altare, autore della traduzione della Bibbia. Non si era accontentato degli Itala e degli Afra, le sommarie traduzioni latine dall’ebraico, ma storicamente si era recato in Giudea per ultimare una traduzione dall’originale. Rappresenta la Cultura, sempiterna e vigilante sulla sacralità dell’arte.
Così si attua il compendio tra amore, sacralità e cultura. Eternati dalla maestria di un artista emblematico e non conosciuto come dovrebbe, nel cinquecento dei tumulti e delle scoperte, in un rinascimento morente che dà tuttavia adito a una nuova concezione dell’arte, che parte dalla “maniera” e giungerà all’innovazione barocca. El Greco, più tardi, definirà la Maddalena “l’unica vera figura della pittura”. Poiché Correggio aveva compreso e trasmesso, anzitempo, l’innovazione della bellezza, realistica ed emblematica.
Chantal Fantuzzi.
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