Il ricorso della banca si concentra su quella che viene ritenuta un’errata valutazione dei fatti da parte dell’autorità di vigilanza, che avrebbe preso provvedimenti troppo severi per rapporto alle normative vigenti. BSI contesta inoltre la tempistica e le modalità dell’annuncio della FINMA; la banca non avrebbe infatti più contatti con il fondo malese dal 2015, dunque non ci sarebbe stata alcuna urgenza di informare il pubblico sul tema. La reputazione della banca e dei suoi collaboratori è inoltre stata gravemente intaccata dall’annuncio, che ha causato la perdita di clienti e capitali – dichiara BSI – ma ha anche rappresentato un danno per l’intera piazza finanziaria elvetica, che da anni cerca di associare la propria immagine ad una strategia del “denaro pulito”.
Dal canto suo, l’economista Alfonso Tuor ribadisce che non è stato certo l’operato della FINMA a danneggiare l’immagine della piazza finanziaria, bensì lo scandalo asiatico in sé. Ad ogni modo, anche Tuor accoglie favorevolmente la decisione di fare ricorso; in questo modo, infatti, sarà possibile avere il giudizio di un’autorità terza, che dovrà determinare se i “piagnistei ticinesi” abbiano o meno un fondamento.
Costanza Naguib
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