Estero

Continua la crisi ucraina

Continua la crisi ucraina. Un portavoce per le operazioni militari in Ucraina contro i ribelli separatisti ha confermato che sei soldati sono stati uccisi nell’est del paese nella giornata di sabato scorso. L’annuncio del portavoce Oleksander Motuzyanik non fa che confermare i timori esistenti a proposito di una escalation di violenza che si starebbe verificando tra le forze ucraine e ribelli appoggiati dalla Russia. Già giovedì scorso, infatti, le fonti ufficiali ucraine avevano comunicato che sette dei propri soldati erano rimasti uccisi nelle operazioni militari.

La Repubblica popolare del Donetsk, una delle due repubbliche autoproclamatesi indipendenti ad opera dei separatisti, ha fatto sapere ieri che le forze ucraine hanno bombardato le posizioni che si trovano là oltre 600 volte negli ultimi giorni, cosi come è stato riportato anche dall’agenzia russa di notizie Tass.

Stando ai rapporti delle Nazioni Unite, oltre 9’400 persone sono state uccise da quando è iniziato il conflitto, vale a dire dall’aprile 2014. Altro incidente correlato alle ostilità russo-ucraine è stata la morte del famoso giornalista Pavel Sheremet, la cui automobile è stata colpita da una bomba in Ucraina. Sheremet è stato sepolto a Minsk, la sua città natale, domenica scorsa.

Sheremet, che in passato era stato incarcerato in Bielorussia, paese nel quale l’informazione subisce rilevanti pressioni da parte del governo, si era trasferito due anni fa in Ucraina, ritenendo che si trattasse di un paese caratterizzato da maggior libertà di stampa rispetto alla Russia, paese nel quale aveva pure vissuto per alcuni anni.

C’è poi il caso di Nadiya Savchenko, un pilota ucraino che ha trascorso due anni in carcere in Russia. Savchenko ha infatti di recente dato origine a polemiche, per aver affermato pubblicamente che l’unica soluzione agli scontri attualmente in corso nell’est dell’Ucraina è la riconciliazione. In particolare, Savchenko ha dichiarato nei giorni scorsi alla televisione nazionale che gli ucraini devono chiedere perdono, altrimenti la parte est del paese non conoscerà mai la pace.

 

Costanza Naguib

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