È stata una serata molto interessante, anche se lunga ed esasperante. Bisognava nominare il Direttivo a 5 del LAC, una specie di consiglio d’amministrazione del nuovissimo Ente autonomo. Due soli nomi (in pratica) da scegliere, da affiancare agli ex officio Badaracco, Foletti e Sganzini.
Tribune gremite, pubblico delle grandi occasioni, la gente certi momenti “li sente”. Perché tutta questa agitazione? Perché è in palio un reale potere e, anche, per ragioni psicologiche. Il LAC è oggi la gran moda, è la prospettiva culturale della Città, se una bocciofila vuole organizzare la sua merenda la fa al LAC, eccetera. In simili circostanze l’appetito si acuisce all’estremo e bisogna battersi, tutti vogliono battersi.
Il PLR si è battuto alla disperata – come bene ha scritto Giovanna Masoni “in condizioni proibitive” – per dimostrare a sé e al mondo che Lugano NON è caduta interamente nelle mani della Lega. Il PLR ha sfiorato il colpaccio, per un pelo non ce l’ha fatta.
L’ESSENZIALE (il resto dopo)
Quasi tutti biasimeranno la movimentata seduta qualificandola di “indecorosa sceneggiata”, di “squallida esibizione partitocratica”, ecc. ecc. Ebbene, a noi non è dispiaciuta. Ci siamo anche un po’ divertiti.
E non è finita. Vedrò di informarmi in giro (a beneficio dei miei, tanti o pochi, lettori).
Chi ha parlato di più? Ducry. Uno dei pochi che sappia parlare, in un’assemblea dove molti sembrano degli autentici impediti. Peccato che sia diventato socialista. A dire il vero… lo era anche prima!
APPENDICE
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