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Tragedia Gran Sasso, crolla l’Hotel Rigopiano 30 dispersi, 3 morti

Farindola, un hotel spazzato via da un’immensa slavina

22 ospiti e 7 dipendenti le persone che erano registrate al momento della catastrofe.

Abruzzo, 19 gennaio 2017, massiccio del Gran Sasso. Una valanga immensa ha spazzato via l’intero hotel Rigopiano, tonnellate di neve si sono abbattute contro la struttura, provocando circa 33 vittime, di cui 3 senza più speranza di vita.  L’immensità della catastrofe è visibile anche dalle foto: i materassi sono stati trascinati via, a centinaia di metri di distanza. Un’enorme colata di detriti, secondo il geologo intervistato dall’ANSA.

Un sopravvissuto, di Pescara, arrivato in stato di ipotermia, fortunatamente in condizioni non gravi, racconta di esser salvo per essersi recato a prendere un oggetto nella propria auto, mentre la moglie e i due figli, di Parete, sono sotto le macerie.


Sostiene l’ANSA che la gente aveva ricevuto l’allarme ieri, nel primo pomeriggio. Verso le 15 avevano tutti intenzione di lasciare le hall, valigie fatte. L’arrivo degli elicotteri è stato però posticipato alle 19. Ma la valanga è giunta, e ha letteralmente scavalcato l’albergo.

“Ci sono tanti morti” ha riferito il capo del Soccorso alpino abruzzese Antonio Crocetta, in marcia coi suoi uomini con scii e pelli di foca per raggiungere il luogo ove prestar soccorso.

La valanga, scesa in un tratto boschivo, ha investito bestiame, auto, albergo. Ora, i mezzi di soccorso possono arrivare solo a 9 km dall’hotel sommerso dalla neve.

Com’era il paradiso Rigopiano prima dell’inferno di neve

Quattro stelle, 1200 metri quadrati, vista sul mare. Ispirata all’estetismo e a D’Annunzio stesso, l’hotel recava sale per convegno coi nomi di Dannunziana, Duse e il Piacere, per un totale di 280 posti.


 

 

 

 

 

quel che rimane ora dell’hotel

Non si ferma la catastrofe ambientale cominciata a luglio e abbattutasi ripetutamente sul centro Italia, senza pietà. Sulle zone terremotate limitrofe ad Amatrice non nevicava così da 30 anni. “Mi chiedo cosa abbiamo fatto di male” dice uno degli sfollati.

Relatore

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