È venuto a mancare ieri il maestro greco dell’arte povera Jannis Kounellis. Aveva 80 anni e viveva a Roma dal 1956 dove ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti. Lì imparò da maestri come Franco Gentilini e Toti Scialoja e acquisì le competenze che l’hanno poi portato alla fama internazionale.
L’ha contraddistinto la scelta di materiali naturali “poveri” come piombo e terra, fiori e sacchi di juta, carbone, caffè e granaglie. Si avvicinò dunque così alla cosiddetta Arte Povera che ha contraddistinto, come si può leggere sul sito del Museo della scultura contemporanea di Matera, “un gruppo di giovani artisti di diversa formazione e poetica, accomunati dalla messa in discussione della realtà e dal tentativo di riflettere e far riflettere su di essa attraverso opere realizzate con i più svariati materiali e ambientate in luoghi non abitualmente frequentati dall’arte, come fabbriche, cantieri industriali, boschi”.
Le sue opere originali hanno trovato spazio in tutto il mondo: dall’Australia alla Turchia, dalla Svizzera agli USA, dove l’hanno scorso è stata riproposta in una galleria di New York la sua mostra “Senza titolo” che coinvolgeva 12 cavalli vivi che rappresentavano la la realizzazione dell’arte nella «partecipazione e nella relazione tra pubblico e opera».
“Segno che” secondo il Corriere della Sera “Jannis Kounellis aveva scoperto (da sempre) il vero segreto della grande arte. Continuare a stupire. Anche dopo quasi mezzo secolo”.
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