L’uccisione di Kim Jong-nam, fratellastro del leader nordcoreano, avvenuta pochi giorni fa ha provocato tensioni sempre crescenti tra la Malesia e la Corea del Nord. L’ambasciatore nordcoreano Kang Chol ha mosso delle accuse alla polizia dichiarando che la Corea del Nord non si fida dei risultati delle indagini e per questo è stato convocato dal governo della Malesia. Inoltre l’ambasciatore malese a Pyongyang è stato richiamato in patria. Il Post informa che i contrasti sono iniziati quando le autorità malesi hanno deciso di proseguire con l’autopsia sul corpo di Kim nonostante l’esplicita richiesta della Corea di consegnare immediatamente il cadavere.
Fino ad ora sono quattro le persone arrestate in relazione alla morte del primogenito dell’ex dittatore: una donna vietnamita di nome Doan Thi Huong, una donna indonesiana di nome Siti Aishah e il suo fidanzato Muhammad Farid bin Jalaluddin, di nazionalità malese e infine un uomo nordcoreano di nome Ri Jong Chol.
L’indonesiana Siti ha risposto alle accuse dichiarando che credeva di partecipare ad una candid camera: ancora prima dell’aggressione a Kim Jong-nam aveva già spruzzato del liquido in viso ad altre persone in cambio di pochi dollari, senza avvelenare nessuno.
Sarebbero sette in totale le persone ancora ricercate dalle autorità della Malesia, in particolare sono stati resi noti i nomi di quattro soggetti nordcoreani: Hong Song Hac, 34 anni; Ri Ji Hyon, 33; Ri Jae Nam, 57, e O Jong Gil, 55. Nel frattempo l’emittente televisiva giapponese Fuji TV ha diffuso il video dell’aggressione all’aeroporto.
Per il proseguimento delle indagini la polizia malese avrà bisogno dell’aiuto dell’Interpol e sono già emerse alcune voci che sostengono che dietro all’omicidio ci sarebbe un ordine del regime della Corea del Nord.
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