Ticino

Il mondo cesserà mai di essere violento? – “Ifigenia liberata” al Teatro del Lac

Debutta il 10 marzo al LAC “Ifigenia, liberata”, la nuova produzione di LuganoInScena in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa e Azimut. Il regista Carmelo Rifici rilegge la tragedia greca in chiave contemporanea interrogandosi sul tema attuale della violenza umana.

Dall’apertura del LAC debutta la terza produzione di LuganoInScena a firma di Carmelo Rifici, che dal “Gabbiano” di Cechov a “Purgatorio” di Dorfman, arriva agli Atridi con una tragedia che si interroga sulla violenza umana, che oggi sembra aver toccato il suo apice.

“Ifigenia, liberata” è solo l’inizio dell’indagine che Rifici propone allo spettatore, chiamando Eraclito, Omero, Eschilo, Sofocle, Euripide, Antico e Nuovo Testamento, ma anche i filosofi Nietzsche, René Girard e Giuseppe Fornari a fornire storie e riflessioni sulla vera protagonista dello spettacolo: la violenza dell’uomo come realtà inestirpabile e mistero senza fine.

“Dove nasce la violenza? Come si ferma la violenza? Il mondo cesserà mai di essere violento?

Che cos’è la violenza? Un fardello non solo per Ifigenia e gli Atridi. Ancora oggi gli uomini cedono alla violenza, non trovano altro modo per combatterla se non usandola a loro volta, sempre in nome di un padre da vendicare”. Sono queste le riflessioni da cui parte l’indagine del regista, che insieme alla drammaturga Angela Dematté cerca di offrire strumenti per leggere la profonda crisi e la stagnazione in cui si trova la società contemporanea. Ed è proprio la tragedia il fil rouge della stagione di LuganoInScena, ricca di personaggi femminili: Elettra, Ifigenia, Medea, impersonificano le figure delle vittime, la parte debole e ambigua della società.

Ifigenia, figlia di Agamennone e Clitennestra, viene sacrificata alla dea Artemide per permettere alle navi greche ferme da tempo in Atride di partire per Troia a combattere l’esercito di Priamo. Schiacciata dal volere paterno, contagiata dalla follia del popolo, Ifigenia sembra non poter uscire da un destino senza speranza in cui solo il sangue di un innocente può placare la violenza della folla. Non solo gli Atridi, ma tutto l’occidente ne porteranno il pesante fardello. Le parole di Atena che chiudono l’Orestea, il suo delegare agli uomini la responsabilità attraverso leggi condivise, non hanno ancora portato ad una soluzione. E mentre il mondo sembra sempre più occupato a prendersi cura delle proprie vittime, le vittime non cessano di diminuire. Eppure c’è una parola che potrebbe fermare l’ingranaggio infernale, una parola capace di smascherare l’inganno, ma è troppo scomoda da pronunciare, troppo pericolosa per l’antico desiderio dell’uomo di sopraffare, di desiderare continuamente la roba dell’altro.

Lo spettacolo è ambientato in una sala prove che la scenografa svizzera di fama internazionale Margherita Palli ha disegnato, creando uno spazio astratto in cui si muovono i personaggi della tragedia insieme a un regista e a una drammaturga, che durante una prova aperta indagano con gli attori il Mito degli Atridi, coinvolgendo il pubblico come parte attiva.

Costumi firmati da Margherita Baldoni, musiche di Zeno Gabaglio e luci di Jean-Luc Chanonat. Per questa seconda coproduzione con il Piccolo Teatro di Milano si riconferma parte del cast di “Gabbiano” con Giovanni Crippa, Zeno Gabaglio, Mariangela Granelli, Igor Horvat, Giorgia Senesi, Anahì Traversi, cui si aggiungono Caterina Carpio, Vincenzo Giordano, Tindaro Granata, Francesca Porrini ed Edoardo Ribatto.

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