Il Caffè di ieri avanza l’ipotesi che «Gobbi sapesse da circa un anno che la Argo 1 fosse nel mirino dell’antiterrorismo italiano e della polizia ticinese. C’è chi pensa che Gobbi sia rimasto zitto aspettando che la bomba scoppiasse in casa PPD».
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Da noi raggiunto [dal Corriere del Ticino, ndR], il direttore delle Istituzioni rimanda le critiche al mittente evidenziando come nelle inchieste penali «c’è un segreto istruttorio da rispettare. Basta pensare che, per poter venire a riferire in Consiglio di Stato dell’operazione Argo 1, il comandante della polizia ha dovuto ottenere dal Procuratore generale e da quello della Confederazione lo svincolo da tale obbligo. Vedo però che c’è ancora chi ne ignora l’esistenza». Per Gobbi, obiettivo dell’articolo «sembra essere quello di attaccare un consigliere di Stato in maniera mirata, se non di seminare zizzania all’interno del Governo. Ma la cosa non mi sorprende».
Fonte: CdT
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Si osservi che Gobbi conferma in pratica di aver saputo, limitandosi ad affermare di esser stato costretto a tacere.
Il presidente Dadò – che com’è nel suo stile sta giocando fortemente all’attacco – sembra convinto che Gobbi abbia taciuto al fine di “rovinare” il collega. La situazione politica è tesa come la corda di un arco. L’immagine dell’Esecutivo della Repubblica è scesa a uno dei suoi livelli più bassi da anni. Ma se Atene piange, Sparta non ride. Il consigliere Beltraminelli è in grave difficoltà. Ma anche Gobbi non può sentirsi sicuro.
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