Continuano ormai da tre settimane le proteste contro il presidente venezuelano Nicolas Maduro. Il paese, che si trova da tempo coinvolto in una gravissima crisi economica e politica, è stato straziato da scontri e manifestazioni che finora hanno provocato 9 morti e migliaia di arrestati. Di altre tre vittime si è avuta notizia proprio stamattina: una 23enne è morta raggiunta da uno sparo così come il 17enne Carlos Jose Moreno che si trovava a un corteo dell’opposizione. Infine ieri sera è stato ucciso un membro della guardia nazionale a Los Salinas.
Quella di ieri è stata battezzata come “Madre di tutte le marce” e oggi probabilmente altre manifestazioni avranno luogo incitate dal leader dell’opposizione Henrique Capriles. L’intenzione è quella di scendere in piazza finché Maduro non convocherà le elezioni generali, una soluzione democratica per tentare di far uscire il paese dalla drammatica crisi che sta vivendo negli ultimi mesi. I numeri parlano chiaro, i partecipanti alla manifestazione sono stati 6 milioni in tutto il paese, di cui 2 milioni e mezzo solo a Caracas. Contro di loro sono stati usati lacrimogeni ma le morti non sono stati provocate dalle forze dell’ordine bensì da bande armate dette “colectivos”, il nocciolo duro della “milizia popolare” del regime chavista.
Intanto ben undici paesi dell’Osa (Organizzazione degli Stati Americani) hanno lanciato un appello e chiesto alle parti di mantenere la calma mentre hanno invitato il governo a convocare le elezioni. Anche gli Stati Uniti hanno espresso il loro parere mettendo in guardia Maduro sul fatto che “sta violando la sua stessa Costituzione” e hanno precisato che stanno seguendo la situazione “da vicino”.
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