Ospiti

Locarno Festival – “Goliath” un bambino adulto e “9 doigts” (stroncatura)

Concorso Internazionale GOLIATH, di Dominik Locher

Questa la trama come da catalogo Pardo: « Teneri gesti, sguardi appassionati: sconnessi dal mondo, David e Jessy vivono in un modesto bilocale di un agglomerato urbano. Il loro amore  viene messo alla prova quando Jessy rimane incinta. All’idea di diventare padre, David va in preda al panico. Quando poi, qualche giorno dopo, la coppia viene aggredita alla fermata della metropolitana e lui non è in grado di difenderla, aumenta la sua paura di non essere all’altezza.

Preso dalla disperazione, inizia ad iniettarsi anabolizzanti e a compiere estenuanti sessioni di allenamento con i pesi. Inizialmente la sua nuova muscolatura gli conferisce un senso di forza e superiorità, ma ben presto l’effetto degli steroidi si impone negativamente. David sviluppa tratti aggressivi e imprevedibili, diventando una minaccia per la sua ragazza e il nascituro. »

La mia impressione è di un maschio etero che, come molti, è semplicemente un bambino adulto. I suoi ragionamenti sembrano provenire dalla tradizione. Visione da certi « nonni » anni ‘50 che vedono il mondo come un « avere ». Esprime il suo affetto comprando oggetti: l’appartamento per loro due in vista della bambina che sta arrivando, e mobili e tutine per la bimba. Tutta roba « utilitaristica » che alla moglie, con vita e filosofia sull’ »essere » fa guardare il marito come ad una persona di incomprensione permanente. Per non parlare della assoluta « cecità » di fronte ai bisogni di lei, incinta, che cerca sensibilità e comprensione. Per esprimere la volontà di darle conforto e sostegno si inietta anabolizzanti per gonfiare i muscoli. Una visione preconcetta di come, secondo lui, un marito maschio dovrebbe apparire alla moglie femmina. Muscoloso. Per essere sicuro di se. Tutto basato sull’apparenza. Mai sullo stare bene con se stesso. Infatti, precipita inevitabilmente in una voglia di « droga anabolizzante » e pure di coca e altro, se capita. E il suo maschissimo e palestrato allenatore gonfia muscoli lo incontra in un bordello dove cerca sesso, droga e alcool per « risolvere » una ennesima situazione conflittuale con la moglie. E, istintivamente, gli suggerisce una relazione « altra » per veramente capire se stesso e trovare serenità. Farselo mettere dentro dal sensuale e dotato travestito. Il maschio allenatore l’ha già fatto, lo rassicura. E l’ha trovato illuminante e piacevole. « E non sono gay! » afferma convinto. Si, è vero, l’erotismo, la ricerca del piacere, della pace interiore, passa attraverso molte pratiche, dalla preghiera meditativa, ai rituali quotidiani, dall’affetto per se stessi e gli altri al rispetto per l’umanità e la natura. Ma anche dalla conoscenza del proprio corpo e dalle sensazioni piacevoli che può dare e ricevere. Immediatamente, invece, David si attacca al telefono per chiamare la moglie idealizzata e rassicurante. Quella bisognosa, nella sua perenne visione etero, di muscoli e regali utili. E la nascita della tenerissima bimba non lo farà diventare un padre. Resta un bambino adulto. Tenendo in braccio la figlia e guardandola, vede riflesso il suo essere bambino con in braccio il suo bambino. Non crescerà mai questo  David.

E, sorprendentemente per me, nei titoli di coda il regista ringrazia la propria moglie per il sostegno dato alla realizzazione del soggetto del film. E mi chiedo che matrimonio sia. Se riflettesse quello del film, io avrei già divorziato da un pezzo!

 

Concorso Internazionale 9 DOIGTS, di F.J. Ossang

Dal catalogo del Pardo: « Nel bel mezzo della notte, Magloire sta fumando una sigaretta in una stazione ferroviaria abbandonata, quando scatta all’improvviso un controllo di identità da parte della polizia. Comincia a correre, senza bagagli e senza futuro, fino a che non incontra un uomo morente dal quale eredita una fortuna. In seguito, una banda gli darà la caccia e Magloire, non avendo niente da perdere, diventerà non solo loro ostaggio ma anche loro complice.

Incuriosito da una trama che potrebbe essere un poliziesco mi siedo in sala. Ed è emorragia di spettatori. Dialoghi banali, inutili, bella fotografia in bianco e nero che promette ma non mantiene. Non « ingrana » questo film e non si riesce a capire dove vuole portare.

Io, fossi in voi festivalieri, lo eviterei.

Desio Rivera

 

 

Relatore

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