Ticino

“Good Luck”, minatori in Serbia e Suriname, e “Mrs. Fang”, la fine di una vita

Concorso internazionale GOOD LUCK, di Ben Russel

Dal PardoCatalogo: Francia, Germania · 2017 · DCP · Colore e bianco e nero · 143′ · v.o. serbo, saramaccano

Girato in Super16, Good Luck è il ritratto di due comunità minerarie che lavorano agli antipodi  dello stesso mondo ostile: da una parte gli impiegati statali di una miniera di rame profonda 400 metri in Serbia; dall’altra la manodopera cimarrona impegnata nell’estrazione illegale dell’oro nella giungla tropicale del Suriname.

Sì, due ore e 23 minuti per questo documentario. Tanto tempo, perchè il regista ha voluto offrire una visione contemplativa, a volte statica, sempre molto legata alla temporalità vera delle azioni in corso. Così, la discesa in ascensore nelle profondissime cavità della miniera di rame, viene ripresa dal momento dell’entrata dei minatori sul lift. E rimane fissa su di loro. E la parete di roccia  scavata che scorre dietro. E li accompagna fino alla loro uscita, minuti dopo (non 20 minuti, ma sembrano 20 minuti…). E poi, dopo le lunghe riprese dei minatori al lavoro, ognuno di loro viene ripreso per lungo tempo, in bianco e nero, in primo piano, un pò alla Andy Warhol, di fronte alla cinepresa, con il suggerimento del regista di guardare a lungo in camera. Fumando, sorridendo, sospirando…

Un modo diverso di documentare. Non immagini scandite da tempi « televisivi » ma esposte a lungo allo spettatore, come fosse lì, in quel giorno di riprese, dall’inizio alla fine. Un mese di riprese in Serbia, un mese di riprese nel Suriname. « Condensati » in 2 ore e 23 minuti. Se avete tanto tempo, accomodatevi in sala.

 

Concorso internazionale MRS. FANG, di WANG Bing

Il regista, film dopo film, sta creando un omaggio personale al suo popolo, siano operai o prigionieri in campi di lavoro, gente con problemi mentali in una casa con balconi circolari o   donne confinate a letto, emigranti o resistenti. MRS. FANG è l’ultimo toccante paragrafo di questa umana commedia particolare.

Un tranquillo e sereno villaggio di pescatori, all’interno della Cina. Su un fiume con tartarughe, pesci bianchi, e i barconi con i fari per la pesca notturna. Canneti e verde intenso, scuro, è notte. E i pescatori tornano a casa. Sul letto, nella sua agonia, Mrs. Fang. Intorno tutti i famigliari che la accompagnano alla morte. « È come una nave che sta affondando » l’immagine di questa donna dolcissima che se ne sta andando, senza fretta. Inesorabilmente. Commoventi carezze, sia dei famigliari che della cinepresa che passa teneramente e delicatamente ad osservarla. Un film sulla vita, la nostra vita che è destinata a finire. E quelli che rimangono, continuano a vivere. Mai dimenticando. Parlandone come se fossero vivi: « La seppelliamo accanto a papà »… Un « letto matrimoniale », come lei e il marito sono abituati a vivere.

È l’Alzheimer che non le permette di comunicare. Ma gli occhi girano e guardano dolcemente. Le labbra diventano bianche e secche. Le mani si muovono per cercare qualcosa. E poi finirà come deve finire. Serenamente e con tutti accanto. Ed è una donna con l’Alzheimer e in agonia, Mrs.

Fang. Tutto reale e ripreso come se fossimo tutti lì. Ad accompagnarla in compagnia dei suoi. Un documento commovente, partecipe, vivo. Sull’agonia.

Desio Rivera

Relatore

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