Il Direttore della Gazzetta dello Sport commenta con cinico distacco: “Non è stata un’apocalisse, non ne ha avuto la biblica grandezza. E neppure una catastrofe, figlia del destino cinico e baro. Il bastimento azzurro è affondato nel caos per responsabilità unica ed esclusiva degli uomini. Nessuno escluso”
Piange Buffon, attonita San Siro. 70mila spettatori increduli che il loro paese, che di calcio vive, sia stato sconfitto dalla ieratica e modesta Svezia, contro la quale, per giunta (il bel tacer non fu mai scritto) l’Italia, all’inizio della partita, aveva gettato parole grosse.
La mancata qualificazione sarebbe colpa di tutti: persino dei media sportivi, che non avrebbero segnalato opportunamente la qualità della squadra avversaria contro cui l’Italia si sarebbe battuta.
Allenatore, giocatori, gruppo. Tutti colpevoli. E si ripartirà, come si è sempre fatto. Si è sgonfiata la maniera gradassa iniziale, con la perdita. Non è retorica, ma le sconfitte sono (anche) lezione di vita.
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Sconfitte come lezioni di vita? Non nel mondo pallonaro, dove la colpa è sempre dell'allenatore o dell'arbitro. La finanza è molto più furba e strategica: Quando "buca" è disposta a mettersi in gioco ma solo per far pagare allo Stato i suoi disastri. Poi il gioco ricomincia...