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“La Nazionale è solo un simbolo. Ma i simboli sono necessari” – Pietro Ichino sulla disfatta degli Azzurri

dal sito www.pietroichino.it

Un lettore scrive   Gentilissimo dottor Ichino buon giorno, mi scusi se le rubo un poco del suo tempo prezioso per una rimostranza che mi sgorga proprio dal cuore. Per motivi vari, non riesco leggere regolarmente le sue lettere, perchè nonostante sia attempato ho ancora da fare e le mie gionate trascorrono fra mille impegni, ma quando posso leggo con interesse quanto lei gentilmente mi invia, trovandomi spesso d’ accordo con quanto lei scrive. Ma veniamo al motivo della  rimostranza di oggi, perchè ne ho molte ma non voglio disturbarla più del dovuto, e diventare come i troppi che si lamentano per tutto e hanno sempre tutti i diritti del mondo, magari scordandosi che ogni tanto ci sono pure i doveri, fra i più dimenticati; rispetto, disciplina, onestà e buona voglia di lavorare, e tante altre che lei meglio di me conosce. Vengo al motivo della mia lamentela; che semplicemente riguarda lo spazio che i midia nazionali hanno dedicato alla sconfitta della nazionale, chiedo questo? E’ mai possibile che un gioco rivesta un importanza tanto grande per la nazione da superare qualunque altra notizia , ma è proprio così importante il calcio, soprattutto dopo gli scandali e tutto quello che ogni tanto emergono da quello strano e da me lontanissimo mondo. Ringraziando anticipatamente se vorra onorarmi di risposta, porgo i miei complimenti per gli articoli distinti saluti
Piero Zizioli

Il senatore PIETRO ICHINO risponde   Capisco il disappunto di P.Z. per lo spazio, che può apparire effettivamente eccessivo, dedicato dai media alla disfatta della nostra nazionale di calcio. Su questo punto propongo, però, a lui e agli altri lettori una riflessione. Le partite della nazionale di calcio hanno il potere di attirare l’attenzione, anzi la vera e propria partecipazione, di decine di milioni di cittadini; hanno il potere di emozionarli, di far loro battere il cuore all’unisono, di farli sentire per un paio d’ore tutti italiani. Questo è un fatto che ha una sua importanza di primo piano sia sul piano sociologico-culturale, sia anche su quello politico. Per fare solo un esempio, ricordiamo tutti come, nel 1948, una vittoria di tappa di Bartali al Giro di Francia abbia avuto il potere di smorzare felicemente la tensione creatasi nel Paese per l’attentato a Togliatti. Per questo motivo penso che non sia fuori luogo parlare della partita della nostra nazionale di calcio sulle prime pagine dei giornali, soprattutto quando essa fa registrare gli entusiasmi più forti o le delusioni più cocenti. Essa è solo un simbolo; ma anche i simboli sono necessari. Pietro Ichino


 

Relatore

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