Il motivo di questo passo dell’on. Lepori, granconsigliere del Partito socialista, è stato ampiamente rivelato dai media ed è noto a qualsiasi persona informata.
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Il rapporto della Commissione di esperti, per legge tenuta a esprimere un preavviso sull’idoneità dei candidati, consiste di solito (quello sui candidati alla Procura generale non l’abbiamo ancora ricevuto) in un breve riassunto del curriculum vitae e di una breve valutazione sull’idoneità. A volte, come pare in questo caso, c’è una valutazione di «particolare idoneità», senza per altro un chiarimento sui criteri adottati.
Per questo la decisione dell’Ufficio presidenziale di chiedere ai candidati di sottoporsi a una valutazione («assessment») da parte dell’Istituto di psicologia applicata della SUP di Zurigo (Zürcher Hochschule für Angewandte Wissenschaften, ZHAW) mi ha fatto molto piacere. Questo istituto è già stato chiamato a esaminare magistrati per altri Cantoni e per la Confederazione e una valutazione oltre le competenze tecniche e giuridiche, per conoscere meglio la motivazione, il programma e le qualità attitudinali dei candidati, mi è sembrata un’ottima idea.
La valutazione della ZHAW ha avuto luogo e l’Ufficio presidenziale è in possesso dei risultati. Ma, leggo sui media, lo stesso ha deciso di non comunicarli ai deputati e alle deputate, le persone che hanno il compito di scegliere il prossimo Procuratore generale! Siamo così privati di elementi, forse importanti, per poter decidere.
Ogni deputata e ogni deputato vota per il candidato che ha liberamente scelto, senza istruzioni, sulla base della documentazione ricevuta e delle discussioni nel suo gruppo parlamentare, senza essere tenuto a rispettare eventuali graduatorie presentate dalla Commissione di esperti o dall’istituto di psicologia di Zurigo. Graduatorie che i media hanno già riportato. Ma, come detto, mi interessano di più gli esami a cui i candidati sono stati sottoposti e le risultanze proposte dagli esperti e dagli psicologi.
Per questo, con alcune colleghe e colleghi ho scritto all’Ufficio presidenziale, affinché la valutazione della ZHAW sia messa a nostra disposizione, nella forma ritenuta più opportuna, senza violare il diritto alla sfera privata dei candidati. Dobbiamo poter scegliere secondo coscienza e conoscenza, una conoscenza completa, senza censure.
Carlo Lepori, deputato al Gran Consiglio
6 febbraio 2018
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