Se il Pd cade in picchiata al 20%, la Lega vola al 17%. Un grande cambiamento, senz’altro, se parliamo di partiti che rispettivamente erano al 40% e al 3%, solo sei anni fa.
Trionfo anche dei Cinque Stelle, che ottengono il 32%, secondi solo alla coalizione di centro destra, che col suo 37% ha praticamente capovolto l’asse della politica italiana che fino a ieri pendeva a sinistra (compresi i quattro governi di parlamenti non eletti, uno tecnico e tre di sinistra). E proprio nella coalizione di cdx è strabiliante il sorpasso di Salvini su Berlusconi, che si assesta al 14%. Dimostrazione di come uniti si possa fare tanto, da soli molto poco.
Il problema dello pseudo capovolgimento resta lo stesso, tuttavia: la coalizione di governo. Quale? Hanno vinto partiti incompatibili tra loro, (eccezion fatta per i populismi di Lega e Cinque Stelle, comunque ai ferri corti, almeno ufficialmente) e il porta voce di FI, Renato Brunetta ha esplicitamente negato a priori l’evenienza di un’alleanza con il grillino Di Maio. Chi vivrà vedrà.
D’altra parte, se dopo la caduta di Renzi per il no al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 ha governato ancora il Pd con Gentiloni, anche ora ci si può aspettare di tutto.
Caduta disastrosa anche per Casa Pound: il partito di estrema destra che pareva in ascesa non entra in Parlamento, nemmeno alla Camera dove la soglia di sbarramento e più bassa: al 3%. Di Stefano non ottiene alcun seggio. Poco bene anche per Liberi e Uguali di Pietro Grasso e Laura Boldrini, rispettivamente ex presidenti di Senato e Camera, che si assestano al 3%, male anche per il partito “petaloso” della Lorenzin, ex ministro della salute.
Si attende tuttavia la giornata di domani per i risultati definitivi e la sicurezza dei seggi degli aspiranti parlamentari.
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