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Pacta sunt servanda? Sì, certo, ma ci troviamo di fronte a una situazione mutata – di Karin Valenzano Rossi

Questo breve articolo mostra come si stia costituendo in favore del Cardiocentro del professor Tiziano Moccetti (e di ReGiorgio Giudici) una “linea di difesa” nel contrasto che lo oppone all’Ente Ospedaliero Cantonale. Noi siamo convinti che – dopo un comprensibile tira e molla – un accordo ragionevole e soddisfacente si troverà.

* * *

Un vecchio adagio latino, che affonda le sue radici nel buon vecchio diritto romano, recita pacta servanda sunt, ossia gli accordi devono essere rispettati, e traduce nel diritto moderno questi medesimi principi ormai ben radicati.

Di questi tempi, molto lontani dagli splendori dell’impero romano se non per lo sfoggio dei gladiatori nel Colosseo dell’arena politica, questo adagio funge da leitmotiv per coloro che propendono per l’assorbimento da parte dell’EOC del Cardiocentro alla fine del 2020, come appunto previsto negli statuti della Fondazione, a cui fa capo quest’eccellenza sanitaria.

Come buona regola in materia giuridica, ad ogni principio legale si contrappone almeno una (se non più) eccezioni, che fanno cedere il passo all’apparente rigido principio in favore di una soluzione che meglio si confà alla situazione di fatto e che risulta quindi più opportuna, idonea ed equa: insomma giusta. Si potrebbe quindi opporre a chi invoca il principio del rispetto degli accordi un altro adagio latino, che permette di mitigare eventuali risultati insoddisfacenti e iniqui dell’applicazione rigida del principio.

Si tratta del meccanismo della clausola rebus sic stantibus. Traducendo liberamente, questo significa che il principio vale se le circostanze sono immutate, ossia se la situazione è rimasta così come al momento dell’accordo o si è sviluppata secondo quanto prevedibile al momento della stipula dell’accordo.

Orbene, è sotto gli occhi di tutti che le cose non sono affatto come erano allora e che le previsioni di chi, vent’anni fa, aveva imposto la clausola di scioglimento e devoluzione all’EOC, si sono rivelate completamente errate e inappropriate alla soluzione prevista.

Forza quindi: nel solco tracciato dai saggi romani, è bene che le parti sappiano modificare quegli accordi per essere aderenti alle necessità oggettive attuali e in caso di incapacità a trovare una buona soluzione, che abbiano il coraggio di ammetterlo, limitandosi ad estendere la durata dell’accordo di ulteriori 20 anni, quando altri – magari più lungimiranti – sapranno trovare la giusta quadratura del cuore!

Karin Valenzano Rossi

(su Opinione liberale, ripreso da LiberaTV)

Relatore

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