Il Premier incaricato, Giuseppe Conte, è salito al Colle, a parlare col Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, senza concludere niente. Non ha presentato al presidente la lista dei ministri, non ha sciolto la riserva, per il governo, passare un’altra volta.
Matteo Salvini ha scritto su Facebook “Sono davvero arrabbiato” sintetizzando eloquentemente la delusione per lo slittamento del nome di Paolo Savona, indicato al ministero dell’Economia ma rifiutato dal Quirinale per le sue posizioni anti euro. Di Maio, altrettanto eloquentemente, ha messo like al post del suo ormai alleato Salvini, anch’egli mortificato che i giochi siano finiti ancor prima di cominciare: è difficile per due populisti dalle idee controverse sull’euro giocare, quando il gioco diventa pericoloso, mamma Europa se ne accorge, e li manda tutti a letto. Senza cena.
E così niente banchetto, niente festeggiamenti, niente habemus gubernum. Perlomeno, c’è un lieto fine tra la storia d’amore tra quei due che all’inizio non si potevano vedere, adesso sono innamorati persi l’uno dell’altro, contro le asperità eurocratiche loro avverse.
“Stiamo lavorando assieme molto proficuamente, con la Lega ci capiamo al volo come se lavorassimo assieme da anni” ha detto Di Maio ai microfoni della stampa, “stiamo lavorando per dare il governo del cambiamento a questo paese.”
Il punto è che, ora come ora, anche solo avere un governo sarebbe un cambiamento.
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