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Italia, Istruzione: eliminata la normativa della “buona scuola” che prevedeva che il Preside assumesse senza concorso il docente

La chiamavano “chiamata diretta”, era stata introdotta in Italia con la normativa renziana della buona scuola del 2015 e in pratica consisteva nel fatto che il dirigente dell’ Istituto assumesse – di fatto senza concorso – il docente, fosse esso laureato triennale (laurea breve) o magistrale (laurea “tre più due”), divenisse egli docente a tempo pieno o solo supplente. Ora, questa manna – diciamocelo – per molti aspiranti insegnanti conoscenti di presidi, è caduta. E il nuovo ministro Bussetti parla di “assunzione oggettiva”.

la chiamata diretta, normativa renziana introdotta nel 2015, non è più valida. Il nuovo ministro dell’Istruzione, Macro Bussetti, ha stabilito che i presidi non potranno più scegliere il docente preferito e assumerlo nel proprio istituto. Il docente, d’ora in poi, dovrà, al contrario e come prima dell’introduzione della buona scuola renziana, essere assunto solo previa concorso. Prioritarie le occupazioni per le categorie protette, indi si procederà per l’assunzione in base al punteggio di merito di ciascun candidato.

Dal 27 giugno gli aspiranti docenti dovranno presentare domanda in un solo istituto – prima la scelta era di cinque – entro il 27 luglio; verranno prima ammessi i vincitori di concorso poi i supplenti. l’accordo è stato firmato congiuntamente da Flc Cgil, Cisl Scuola e dalla Gilda; secondo i sindacati la scelta è un atto che “rende oggettivo e non discrezionale l’arruolamento”; contraria invece l’Associazione nazionale presidi, secondo cui un provvedimento che toglie la possibilità al preside di scegliere il docente – a sua discrezione – per i propri studenti, non può essere positivo.

Per quanto mi riguarda, sono favorevole all’abolizione della chiamata diretta. Meglio affidarsi alla sorte che alle conoscenze, per la scelta di un insegnate. Si sa, non si può piacere a tutti. E quel che piace al preside non è detto piaccia agli studenti.

Il nuovo ministro dell’Istruzione Marco Bussetti

 

 

 

Relatore

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