“Not in my name” e stato un mantra dopo che le stragi islamiste avevano irrorato di sangue le strade di Parigi, Londra, Barcellona, Nizza e Berlino (e..?).
Ragazzi barbuti e ragazze in hijab, con un cartello in mano: “not in my name” non nel mio nome, per dissociarsi dagli estremisti islamici che tuttavia non avevano ucciso nel “loro” nome, quanto piuttosto del loro stesso dio.
La medesima stramba dissociazione si ha oggi, da parte di attori, musicisti, scrittori e fumettisti, che contro Salvini gridano “non in my name”. La loro frustrazione, contro un governo che non hanno votato. Ma che il popolo, per loro sventura, ha scelto.
E adesso che si fa? Ci si mette contro il popolo? No, contro il governo, dicono loro. Che rappresenta il popolo. O, almeno, una parte.
E così il popolo viene ancora una volta diviso, tra buoni e cattivi. Sta poi a noi decidere chi sia chi.
Nel frattempo, ecco un abstractum dalla dignitosa presa di coscienza dei produttori salvatori dell’umanità:
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