Da Como a Roma, Matteo Salvini ribadisce l’unità del governo. “Qualcuno” dice “vorrebbe un’Italia serva ma noi dureremo cinque anni”
Non è un’affermazione felice visto che primo, non bastano le parole per lenire i fatti, secondo, infelice è il detto di un perdente, visto che fu detto anche da Romano Prodi nel 2006. Due mesi dopo cadde il governo.
Speriamo in bene, dunque, per l’Unità (politica) dell’Italia e del suo governo, e, soprattutto per i diritti degli elettori.
Alle 13 Salvini è atteso a Roma per un Cdm assieme al suo omologo e collega Di Maio e al premier Conte.
Sul decreto della pace fiscale, contorto, controverso, votato non si sa da chi, manipolato da ignote “manine”, Salvini ribadisce (ancora una volta, sempre e solo a parole): «C’è stata qualche incomprensione interna e io faccio esercizio di yoga per superarla e la supereremo. Se c’è un decreto che in parte non va bene a qualcuno che l’ha scritto lo riscriviamo da cima a fondo».
Per ora le uniche manine visibili sono quelle della pace (apparente, immanente o illusoria?) tra Salvini e Di Maio.
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