Ovunque la Lega “nazionale” di Matteo Salvini trionfa. Dopo la Lombardia, il Veneto, il Friuli, la Liguria (governata in realtà da una Forza Italia, però già leghizzata), ora anche il Trentino. Salvini conquista il Nord, poi si avvierà verso il resto d’Italia. Un po’ come l’azione dei Mille, ‘nzomma.
In realtà, tralasciando l’ironia-sale-della-vita, la svolta nazionale non c’entra prettamente, questa volta. A sostenere il vincitore rigorosamente leghista nel vero senso della parola, una coalizione di autonomisti e di centro destra.
Il Trentino è leghista, finisce l’egemonia del centrosinistra dopo vent’anni di Pd. Ha vinto Maurizio Fugatti, attualmente sottosegretario alla Salute nel governo Conte. Eletto con quasi la metà dei consensi, 47 %, sostenuto da una coalizione di ben nove partiti, composti da Lega, Fi, Udc, Fdi, Progetto Trentino, Agire per il Trentino, Civica Trentino, Fassa, Ap.
La causa autonomista strappata all’ormai perdente e scaduta sinistra, appartiene ora a una “nuova” destra. Via, così, i retaggi del fascio e di “quella” destra dai tristi ricordi, ma via anche il ricordo di “quella” sinistra di Maria Elena Boschi, che aveva sì vinto alle nazionali con l’uninominale rosatelliano contro la Biancofiore (FI) ma che ora, piange perdente.
La Lega è il primo partito in Trentino con il 30% dei voti. E la causa della Lega e dell’autonomia, stranamente mai come ora, sembrano abbracciate.
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