Dopo nove anni di fedele servizio nello spazio, il telescopio della NASA Kepler ha esaurito il carburante (idrazina) necessario per le manovre e ovviamente non può essere rifornito. La missione è così ufficialmente conclusa, gli ultimi dati scaricati e il telescopio spaziale posizionato in un’orbita sicura dove rimarrà, ormai silenzioso.
Kepler venne lanciato con a bordo 12 cilici idrazina che gli sarebbero serviti per effettuare manovre di controllo orbitale. Rispetto ad altri telescopi e sonde, Kepler non era provvisto di pannelli solari in quanto non era stato previsto un motore elettrico. Il problema con i pannelli solari è che non sono in grado di fornire una spinta, limitazione che il ruolo svolto da Kepler non ammetteva.
Lanciato nel 2009, Kepler ci ha fornito la possibilità di analizzare e osservare ben 530mila stelle donandoci uno sguardo sul nostro posto nel cosmo: l’obiettivo principale di Kepler era infatti cercare nuovi mondi, pianeti al di fuori del nostro sistema solare (chiamati esopianeti). Missione nella quale l’agenzia spaziale americana è riuscita molto bene. Nei suoi anni di attività Kepler ha scoperto almeno 2600 nuovi pianeti di cui molti nella cosiddetta fascia abitabile, ovvero la regione circumstellare adatta per mantenere l’acqua liquida su un pianeta.
Grazie a Kepler abbiamo scoperto che tra il 20 e il 50% delle stelle che vediamo nel cielo notturno hanno molto probabilmente uno o più piccoli pianeti rocciosi orbitanti. Questo ha un’implicazione fondamentale: nella nostra galassia ci sono più pianeti che stelle e molti di questi pianeti somigliano alla nostra Terra e dunque sono potenzialmente in grado di ospitare qualche forma di vita.
La missione ha avuto il suo vero inizio ben 35 anni fa ma da quanto è stato finalmente spedito nello spazio non tutto è stato un successo: non sono mancati infatti guasti tecnici, quelli particolarmente gravi nel 2013 e nel 2016.
Sulla scia del successo di Kepler ora gli scienziato volgono lo sguardo al futuro. Lo scorso aprile è stato lanciato un nuovo telescopio che potrebbe considerarsi come un degno successore di Kepler. Si tratta del Transiting Exoplanet Survey Satellite (TESS) della NASA che come il suo predecessore cercherà espianeti ma questa volta con strumenti più sofisticati in grado di individuare mondi più piccoli che orbitano attorno a stelle più vicine e brillanti.
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