In Francia é in atto una protesta che rischia di indebolire ulteriormente il governo e il presidente Macron.
La protesta è piuttosto vivace e mette per l’ennesima volta un governo francese in crisi nel momento di attuare una riforma. Nel 1995 il primo ministro Alain Juppé e il presidente Chirac furono fortemente azzoppati dopo un tentativo di riforma pensionistica.
Quello che succede attualmente sa di paradosso dei nostri tempi. Da un lato, i cambiamenti climatici impongono una “transizione” ecologica nel senso di un inserimento dell’economia in un circolo virtuoso per evitare guai maggiori (dissesto idrogeologico, inondazioni, tsunami e quant’altro) in futuro. Dall’altro la “Francia che lavora” delle persone che si fanno un “mazzo” ogni mattina nel tragitto casa-lavoro, spesso per un salario di miseria, non solo protesta: vede l’aumento del prezzo della benzina (e il disincentivo al gasolio) come fumo negli occhi.
La stessa virtuosa Svizzera vive qualche contraddizione: da un lato si accanisce contro gli ottimi attuali autobus Malpensa-Lugano per favorire il treno, dall’altro autorizza “Flixbus” sulla stessa tratta.
In Germania, in certi ambienti si parlava anni fa di inevitabile“Ökodiktatur” (Ecodittatura) quale risposta politica al fine di evitare la morte del pianeta per ragioni climatiche.
Francesco Russo, Parigi
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