Estero

Il piccolo Julen caduto nel pozzo: c’è ancora speranza?

Malaga, Spagna. 72 metri sotto terra, un tunnel scavato con l’urgenza che richiede un’operazione tanto delicata quanto strenua come quella del salvataggio di un bambino. Il piccolo Julen, due anni e mezzo, caduto in un pozzo dal diametro di appena 35 cm, potrebbe essere ancora vivo: per il padre, c’è ancora un barlume di speranza.

Non è mai stato individuato, sino ad ora, salvo alcune ciocche di capelli che, esaminate chimicamente hanno dato corrispondenza di dna col piccolo scomparso, ma probabilmente potrebbe trovarsi al contatto con le rocce dle sottosuolo.

I minatori hanno tentato il tutto e per tutto per salvare il piccolo, terminando il preciso lavoro alle 22.30 di mercoledì 23 gennaio: un tunnel di 18 metri, composto da sei tubi, introdotti ad uno ad uno dai lavoratori che hanno impiegato, in tutto, quattro giorni e mezzo.

Nessun segno di vita, sino ad ora, ma si spera sino alla fine.

Le condizioni in cui il team lavora sono estreme: niente luce, spazio, aria.

Julen era caduto nel pozzo – non segnalato – mentre giocava, non lontano dai genitori, in un terreno Totalàn, vicino a Malaga.

I genitori, nel 2017, avevano già perso un altro figlio per “morte improvvisa”.

Le tragedie di bambini caduti in pozzi non sono purtroppo nuove: nel 1981 a Vermicino, in Italia, il piccolo Alfredo Rampi, di 6 anni, tornando a casa da solo dalla chiesa, cadde in un pozzo artesiano profondo circa 80 metri, e largo appena 28 cm. Le operazioni di salvataggio si rivelarono totalmente sbagliate: le perforazioni di un tunnel parallelo provocarono vibrazioni che fecero scendere il piccolo da 36 a 60 metri di profondità. Nani, contorsionisti cinesi e speleologi provarono a recuperare il piccolo, che si fratturò anche un polso, ma che non si riuscì a recuperare. Morì dopo 60 ore di agonia.

Una bambina in California, invece. Jessica McClure Morales, nel 1987 caduta in un pozzo a 20 m di profondità, fu salvata dopo 58 ore di lavoro. riportò l’amputazione di un dito del piede andato in cancrena e una cicatrice sulla fronte. Dopo 15 interventi chirurgici oggi è una giovane donna, moglie e madre, che non ricorda l’accaduto.

Relatore

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