Sito archeologico di Tuna e-Gebel, Medio Egitto. A 200 km dal Cairo, sono state rinvenute, come annunciato dal ministro delle antichità Khaled e-lEnany, 40 mummie, di cui 10 bambini.
Nella camera sepolcrale rinvenuta (ipogea), sono state rinvenuti 5 cunicoli scavati nella roccia, con funzione sepolcrale, e almeno 5 pozzi funerari. L’Università locale di el-Minya e il Supremo Consiglio delle Antichità, ha messo a disposizione un’equipe, diretta dal Professor Wagdi Ramadan, per lo studio del corredo funerario.
Dalle varie iscrizione è emersa che la civiltà fosse di cultura strettamente polisemica ed eterogenea: geroglifico (la scrittura egizia sacrale), demotico (la scrittura egizia per la vita comune) greco (la lingua degli atti amministrativi) sino alla più tarda, paleocristiana, copta. Ciò indica una frequentazione del sito tombale molto estesa nel tempo, dall’Epoca Tarda (664-332 a C), all’epoca Bizantina (IV – VII sec).
Oltre alle mummie è interessante anche il corredo funerario: ceramiche e sarcofagi colorati.
I corpi rinvenuti hanno diversi strati di conservazione e diverse tecniche di inumazione, alcuni sono deposti in sarcofagi di legno o pietra calcarea o terracotta, altri sono adagiati sul pavimento o in nicchie murali.
Avvolti in bende di lino, conservano nella maggior parte cartonnage dipinto: potrebbe essere l’alba di una ricca scoperta anche per la Papirologia.
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