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“Sometimes you have to walk” (talvolta si deve lasciare il tavolo)

di Vittorio Volpi

Così ha commentato Trump ai giornalisti l’esito del summit di Hanoi con il Presidente Nordcoreano Kim Jong-un.

foto Wiki commons

Quando l’obiettivo della trattativa non è raggiungibile e richiede molte altre discussioni, meglio rimandare che illudersi: anche abbandonando il tavolo della discussione.

Il risultato senza esiti era ampiamente prevedibile; direi nessuna sorpresa. Trump e Mike Pompeo vorrebbero l’en plein: la totale denuclearizzazione della Corea del Nord contro la cessazione delle sanzioni economiche. Il” maresciallo” nordcoreano è pronto a concedere in cambio dell’eliminazione delle sanzioni la chiusura di alcuni siti (pare ormai in rottamazione), ma non la denuclearizzazione totale.

L’arma atomica è per Kim l’unico deterrente per la sua stabilità politica: ci hanno lavorato a tale fine sia il papà che il nonno Kim Il Sung. Kim Jong-un ha visto la fine di Gheddafi e di Saddam senza arma nucleare. Quando rinunci, poi non sei più nessuno. E con le armi convenzionali, la Corea del Nord sarebbe indifendibile.

La rinuncia all’atomica non è qualcosa che può concedere solo contro il ritiro delle sanzioni. Kim infatti chiede, pare certo, il ritiro delle truppe americane dalla Corea del Sud (accusa che al Sud ci siano testate nucleari: circa 700, così mi spiegarono le autorità del Nord a Pyong Yang anni fa), la firma del trattato di pace, dal ’53 c’è solo un armistizio fra USA e Corea del Nord. Inoltre niente contrasti per l’unificazione eventuale delle due Coree e la concessione di aiuti economici.

E, al di là della sua volontà, dietro le quinte del Maresciallo vi è l’arbitro di ogni trattativa con l’occidente: l’ombra della Cina. Si ricordano i vari recenti incontri fra Kim ed il leader cinese Xi Jinping. Quest’ ultimo è sicuramente il vero arbitro di ogni trattativa. La sua forza è nella storia. Durante la guerra di Corea (50-53) i cinesi inviarono in appoggio all’esercito del Nord centinaia di migliaia di soldati, lasciando sul campo almeno 200 mila caduti. Inoltre la Cina controlla il 90 per cento di quanto la Corea del Nord importa.

Se chiudesse i rubinetti – incluso il petrolio- il Nord sarebbe spacciato.

I russi – anche per evitare la terza guerra mondiale – non diedero grandi aiuti a Kim Il Sung e oggi non contano molto. La Cina si. E la Cina – che ha le carte in mano – veramente vuole una Corea unificata? O preferisce tenere le cose fluide come ora sono? Un dubbio che è lecito avere.

Insomma la discussione di Trump – che ha anche fini elettorali e di sopravvivenza ai duri attacchi che sta ricevendo dal suo ex avvocato – non poteva avere il successo a cui ambiva: e bene ha commentato Mike Pompeo: ”siamo soddisfatti dei progressi”, ma ci vuole ancora tempo. Quello che Trump porta comunque a casa, passa spesso sotto considerazione per la sua evidenza, è che dall’inizio delle discussioni di Singapore, dell’anno scorso, non si registrano più lanci di missili intercontinentali che passano sopra il Giappone, né esperimenti nucleari. Ciò che si è ottenuto con le discussioni, non è poco.

Dobbiamo tutti ormai abituarci ad avere un altro “partner“ nucleare. E’ la stupidita’ del nostro mondo. Basterà osservare gli scontri di frontiera fra India e Pakistan. Entrambi i paesi hanno un’arsenale nucleare “ricco” – si fa per dire – di 130-160 ordigni… Che nulla contribuiscono a risolvere i loro problemi di fame e malattie, mortalità infantile.

Trump ed i suoi collaboratori hanno fatto comunque un buon lavoro. Ma viste le ricordate complessità, mancano molte ore all’alba.

Relatore

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