È rimasto impassibile il 33enne francese Mehdi Nemmouche di fronte alla sentenza di condanna pronunciata a suo carico dalla Corte d’Assise di Bruxelles. Era imputato per la strage terroristica avvenuta al Jewish Museum al centro della città di Bruxelles a maggio del 2014.
Giudicato colpevole anche il co-autore marsigliese Nacer Bendrer per aver fornito le armi usate durante l’attentato che ha causato la morte di quattro persone, una coppia di israeliani in vacanza in Belgio per festeggiare il loro 18° anniversario di matrimonio, Miriam ed Emmanuel Riva, 53 e 54 anni, Dominique Sabrier, 66enne volontaria che lavorava al museo e Alexandre Strens, un giovane impiegato 23enne dell’istituzione ebraica.
A differenza di Nemmouche, Bendrer è collassato mentre il presidente della Corte Laurence Massart dava lettura del giudizio espresso dalla giuria. Tutti e due gli imputati rischiano l’ergastolo per il quadruplo omicidio, possesso proibito di armi con l’aggravante del contesto terroristico.
A causa della fatica della giuria nel raggiungere il verdetto dopo due giorni e mezzo di deliberazione, la penalità sarà determinata soltanto lunedì prossimo.
Mehdi Nemmouche era stato arrestato, una settimana dopo l’attentato, alla stazione ferroviaria marsigliese di Saint-Charles dai servizi doganali, trovato su un autobus proveniente da Bruxelles in possesso di un fucile kalashnikov e una pistola dello stesso tipo utilizzati durante l’attacco terroristico e di una telecamera tipo GoPro avvolta in un telo con l’iscrizione “Stato islamico in Iraq e nel Levante”. Nella valigia c’erano anche vestiti simili e occhiali usati durante l’attentato. Già pregiudicato per rapina in una gioielleria nel 2006 è rimasto in custodia fino alla sentenza pronunciata ieri sulla base del suo DNA e delle impronte digitali trovate sul luogo dell’attacco.
I giurati hanno respinto la tesi del complotto della difesa che sosteneva Nemmouche vittima di una trappola. La difesa però non ha mai dato alcuna spiegazione su chi avrebbe avuto interesse in tale cospirazione, né su chi l’avrebbe compiut. C’erano pochi dubbi su Nemmouche, considerato un vero jihadista antisemita.
Sono state trovate abbastanza convincenti anche le varie indicazioni, come l’utilizzo di carte SIM tra i due imputati, per dichiarare colpevole Nacer Bendrer di aver fornito le armi. La giuria ha fatto ampio riferimento al viaggio in treno che Bendrer ha fatto per raggiungere Bruxelles, mostrando sufficientemente di avere una certa conoscenza dei piani criminali di Nemmouche.
“Il lutto delle famiglie può finalmente iniziare”, ha detto Marc Libert, avvocato di parte civile della coppia israeliana rimasta uccisa.
“Ho una grande ammirazione per il nostro sistema giudiziario. Sono molto soddisfatto della qualità dei giudici per come hanno condotto le indagini, e dei testimoni che hanno avuto coraggio”, ha detto Philippe Blondin, presidente del museo ebraico.
“Anche se non siamo d’accordo con la decisione in quanto tale, non abbiamo critiche nei confronti della giuria che è sovrana. Dobbiamo rispettare le decisioni”, ha commentato l’avvocato difensore di Nemmouche, che sembra rinunciare ad un possibile ricorso.
Lunedì il dibattito finale sulla sentenza.
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