E’ stato Emmanuel Macron a volere fortemente lo spostamento dell’ultimatum tra l’UE e l’UK al 31 ottobre. Una data drasticamente lontana, per l’uscita della Britannia dall’Unione Europea, se si calcola anche che gli inglesi hanno già erogato i passaporti senza più la scritta “unione europea”.
Macron infatti teme che la premier britannica May possa votare nel Consiglio Europe per la scelta dei presidenti della Commissione, del Consiglio europeo e l’Alto commissario per la politica estera e della sicurezza (Federica Mogherini), elezioni che non avverranno prima di novembre, per le quali la May non potrà votare se sarà già uscita.
Angela Merkel, invece, aveva proposto un rinvio sino al 31 dicembre, ma è prevalso il volere di Macron. Donald Tusk, dal canto suo, ne loda la flessibilità. Lui, che aveva detto che i pro Brexit andranno all’Inferno.
E’ un parossismo, dunque, quello di spostare il dictat europeo- britannico al 31 ottobre: da un lato procrastina le scelte degli anti europeisti, dall’altro esorcizza il problema che questi possano votare all’interno dell’unione stessa.
Ma, allo stesso tempo, l’Inghilterra voterà per le europee del prossimo 23 maggio: ma Londra potrebbe anche uscire prima della data delle elezioni dall’Unione Europea. Poiché, alla fine, il 31 ottobre è solo la data ultima, ma non è detto che sia quella.
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