Potere alle donne? Banca Centrale Europea, BCE, ex appannaggio dell’italiano europeista Mario Draghi, passa per la prima volta a una donna, la francese Christine Lagarde. Commissione europea, ex appannaggio di Jean Claude Juncker, passa anch’essa a una donna: la tedesca Ursula von der Leyen.
Chi sono costoro? La prima, francese, Christine, classe ’56, alta, capelli corti e bianchi, è stata Ministro dell’Economia, dell’Industria e dell’Impiego per la Francia dal 2007 al 2011, anno in cui è poi divenuta direttore dell’esecutivo del fondo monetario internazionale, inserita per ben 7 volte da Forbes nei primi posti delle 100 donne più influenti al mondo, è stata definita dal Financial Times “il miglior ministro delle finanze dell’Eurozona”. Laureata in legge, ha ricoperto più volte il ruolo di ministro in Francia, sotto Chirac, Sarkozy e Fillon. Ci fa sapere che sono 40 anni che non mangia carne, né bianca né rossa, che fa sport dalle sei del mattino, come nuoto o pesi per le braccia.
La seconda, tedesca, classe ’58, capelli biondi (naturali?), figlia di un ex ministro – presidente della Sassonia, è stata Ministro per ben tre volte sotto la Merkel, laureata in medicina e chirurgia, dopo primi studi non conclusi in archeologia, madre di ben sette figli: due maschi e cinque femmine, si è sposata nell’86 con il signor van der Leyen. Fedelissima della Merkel è stata, per breve tempo, invisa all’Ucraina per la turbolenta questione dei voli dei droni militari.
Gli altri vertici dell’Ue Alto rappresentante in sostituzione dell’Italiana Federica Mogherini è Josep Borrell, al Consiglio Europeo ecco comparire il nome di Charles Michel, liberale belga.
In Italia, la situazione resta tesa: gioiscono i CinqueStelle per l’elezione di Massimo Castaldo tra i 14 vicepresidenti dell’Eurocamera, loro protetto, primo tuttavia ad essere eletto senz’essere iscritto a un gruppo politico particolare. Delusa la Lega per la mancata elezione dell’eurodeputata Mara Bizzotto, la quale parla di una “sconfitta della democrazia”. Ostile anche all’elezione di Sassoli, del PD, nonostante il suo partito non sia, dalle elezioni del 2018, più preponderante in Italia.
Si parla di un boomerang per il no dell’Italia all’elezione di Timmermans socialista non voluto dai paesi più “nazionalisti” come Italia, Polonia e Ungheria, ma voluto dall’Asse Franco-tedesca Merkel Macron, i quali tuttavia, pur perdendo su questo fronte, vedono vincere la loro scelta grazie all’elezione delle due sopracitate donne, francese e tedesca.
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