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A lezione di svizzeritudine dal libanese Hayek – Il Pensiero del giorno va a Lorenzo Quadri

Io non penso (né mai ho pensato) che una opinione espressa da un leghista sia automaticamente falsa. Per questo aspetto mi sento abbastanza speciale e isolato, ma ci ho fatto il callo.

Il rimprovero principale che secondo me si può muovere ai partiti (cosiddetti) “borghesi” è il seguente. Sulla questione fondamentale (non insulterò la vostra intelligenza rivelandovi quale) non lasciano il minimo spazio all’obiezione, e neppure al dubbio. Bisogna credere – pensando con la propria testa, come ha detto un illustre politico – ma credere la “verità ufficiale” e null’altro. Una condizione deprimente per il suo vistoso “deficit” di libertà, che potrebbe diventare, alla fine e in fase elettorale, pericolosa e perdente.

Il cittadino medio, anche privo di una laurea in Matematica pura o in Fisica nucleare, è in grado di domandarsi: perché l’UE vuole a ogni costo l’Accordo quadro, sino a spingersi a disonorevoli forme ricattatorie (ora apparse in assoluta evidenza)? Ed è impossibile che  – sempre quel benedetto “man in the street” – alla domanda da 1 dollaro non sappia rispondere.

* * *

LORENZO QUADRI

(… …)
La fine dei bilaterali

Deve essere chiaro che l’accordo quadro istituzionale non è in alcun modo la continuazione della magnificata (e sopravvalutata) via bilaterale. E’ invece la sua fine. Infatti sancirebbe il legame – ovvero la sottomissione! – istituzionale della Svizzera a Bruxelles. Proprio quel legame che il popolo svizzero ha sempre nettamente rifiutato, ma che invece è, e rimane, obiettivo dell’establishment spalancatore di frontiere e sovranofobo.

Wiki commons (Pedrodarte)

A lezioni di svizzeritudine
Certo è inquietante che le maggioranze politiche elvetiche siano ormai ridotte a prendere lezioni di svizzeritudine da un imprenditore, Hayek, di origine libanese. Ciò dimostra fino a che punto la capitolazione davanti alle pretese dell’UE e la svendita del Paese e delle sue prerogative sia diventata abitudine compulsiva di una classe politica (?) sempre più allo sbando.

C’è da sperare che l’esempio di Hayek venga seguito anche da altri imprenditori. Di voci fuori dal coro euroturbo c’è bisogno come del pane, affinché il cittadino si renda conto che certi mantra venduti ed inculcati come verità assolute non sono per nulla tali.
Basti pensare che perfino la SECO, in un recente documento, sosterrebbe che la “libera circolazione delle persone non è più (?) così importante per la Svizzera”.

Verso il suicidio?
Una cosa è certa: nella prossima legislatura si deciderà il destino del nostro Paese. Se continuerà ad esistere come Stato sovrano ed indipendente o se si ridurrà ad una colonia dell’UE. Da certi passi non c’è ritorno. I cittadini pensino bene a quali formazioni politiche concedere il proprio sostegno in ottobre.

L’abitudine di votare in un modo ma di eleggere in un altro, continuando a premiare un partito per tradizione familiare o clientelare e non per le posizioni sui temi, rischia di trasformarsi da esercizio tafazziano in suicidio.

 

 

Relatore

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