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La pandemia è velenosa ma fa respirare – di Carlo Curti

Si stava meglio quando si stava peggio (titolo originale)

Riceviamo e pubblichiamo questo pezzo improntato al pessimismo, molto adatto ai presenti tempi grami. Anche noi non siamo affatto di buon umore.

* * *

immagine Pixabay

Ve ne siete accorti? L’aria è più respirabile, il traffico ricorda quello dei primi anni 70, tempi e rumori dilatati, assembramenti sportivo-festaioli azzerati. Vi sembra poco?

Certo, la pandemia è velenosa ma fa respirare il pianeta. È l’aspetto positivo del male, esattamente come quello negativo è insito nel suo esatto contrario, checché ne dicano i soloni della crescita infinita o i rimasugli di teologie obsolete.

Vi ricordate le domeniche senza auto di un’era geologica fa? Gli sciami di giovanotti per strada a mettere in guardia dalla dipendenza del petrolio, a rivendicare “trasporti pubblici gratuiti”, la parità salariale, il diritto al lavoro, scritto nelle costituzioni di mezzo mondo e mai garantito, e quel “lavorare meno, lavorare tutti” che cinquanta anni dopo è considerato quasi come uno slogan terroristico? Contano solo la crescita e gli utili.

Il tempo trascorso ha solo reso i ricchi più ricchi, distribuito cianfrusaglie ai ceti medio bassi e un effimero contentino all’esercito di esuberi prodotti dal mercato finanziarizzato.

Si strogola sul rinvio degli europei di calcio e si fa silenzio perfetto sulla decantata qualità di vita rivelatasi incapace di stoppare un’influenza atipica. Ci si aggrappa alla mano da non stringere, a parametri di distanza da cantiere, alla rivalutazione del focolare quando per anni si è scialato per disperdere i pensieri dei cittadini comuni in discoteche, sale da gioco, movide, aperitivi e abbuffate varie.

Si vive di più? Forse, ma l’ultimo tratto per molti è peggio della galera, aspettando sedati, un giorno sì e l’altro pure, l’arrivo della signora in nero.

Il signor Corona un giorno se ne andrà e in tanti canteranno vittoria senza fare un cip sul prossimo futuro in cui verranno a trovarci altri suoi fratelli. Cerchiamo almeno di imparare dal passato perché se quei giovanotti non vinsero, con loro perse un po’anche il pianeta.

Carlo Curti, Lugano

Relatore

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