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Meriti e sacrifici della sanità che resiste – La Lombardia nella stretta del Coronavirus

di Achille Colombo Clerici

Da sempre la struttura ospedaliera di Milano e, in generale, della Lombardia rappresenta l’eccellenza del Paese. Qui sono affluiti, e continuano ad affluire, pazienti da tutte le regioni d’Italia e anche dall’estero, per le cure mediche più avanzate.

Nello straordinario periodo di emergenza che stiamo vivendo, la sanità lombarda conferma il complessivo primato delle sue strutture e del suo personale sanitario, impegnati al limite delle possibilità umane: è doveroso citare quali esempi gli ospedali Policlinico, Sacco-Buzzi-Fatebenefratelli, Mangiagalli, Niguarda di Milano, San Gerardo di Monza, gli ospedali di Pavia, Bergamo, Brescia, Lodi, Crema, Treviglio, Sondalo.

Certo il sistema sanitario lombardo sconta, come del resto quello di tutte le altre regioni italiane, le conseguenze dei pesanti tagli alla sanità nazionale calcolati in circa 37 miliardi con conseguente riduzione di posti letto – in primis quelli di terapia intensiva – di attrezzature, di personale.

Il confronto con gli altri più avanzati Paesi europei è impietoso: secondo un rapporto Eurostat dello scorso anno, per spesa sanitaria in rapporto al Pil la Francia spicca con una percentuale pari dell’ 11,5%; a seguire ci sono Germania (11,1%) e Svezia (11,0%); l’ Italia è all’8,9% a fronte di una media UE pari al 10% del Pil. Su questa carenza strutturale è piombato Covid-19.

Nonostante ciò il sistema sanitario lombardo dimostra grande capacità di resistenza. Ma persiste il rischio di arrivare alla incapacità del sistema in termini di risposte ai bisogni. In Lombardia, ad esempio, i posti letto in terapia intensiva sono circa 1.200 ed altri sono in allestimento per l’emergenza Covid. Però i malati gravi sono molti.

I mezzi di comunicazione danno quotidiano e giusto risalto agli innumerevoli episodi di abnegazione e di sacrificio, fino alla perdita della vita, di chi in questa trincea opera: in primis medici, infermieri, operatori socio-sanitari, religiosi, ma anche, militari, forze dell’ordine, addetti ai servizi pubblici, cui va il nostro commosso ringraziamento.

Abnegazione e sacrificio che, assieme ai tristi cortei di camion dell’Esercito riempiti di bare, hanno commosso il mondo, mobilitando una concreta solidarietà fin da governi di Paesi anche ideologicamente lontani oltre che dall’Europa. Sta a noi non rendere vani i sacrifici di tanti per noi tutti.

Relatore

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