Asti, Casa di Vittorio Alfieri. Al Palazzo che porta alla casa-museo del grande poeta, un maxi schermo riproduce, a rotazione, la magistrale interpretazione di Vittorio Gassman del Personaggio dell’opera Agamennone dell’Alfieri.
Forse l’ultimo della sua stirpe, Gassman riuscì nell’impersonare quell’aulico e patriottico mondo perduto, ereditato (e distrutto) dal “bell’Ottocento”.
Diresse e interpretò anche l’Adelchi del Manzoni, riuscendo quindi con grazia e maestria nelle opere più difficili e considerate “ostiche”. Soprattutto, in merito al teatro in versi, Gassman dimostrò che si può ancora, (poiché siamo tutti figli, ancora del secolo decimoventesimo) portare avanti la bellezza, la difficoltà, l’alterigia del verso nel teatro e del costume storico, di contro al nichilismo del teatro contemporaneo.
Attore poliedrico, Gassman seppe scendere dal coturnio per adornarsi della togata ed eccolo nei panni di Seneca, accanto ad Alberto Sordi, nel superlativo film comico – storico “mio figlio Nerone”.
Poliedricità e maestria, Gassman fu tutto questo e molto altro.
Vent’anni fa lasciava questo mondo, all’età di 77 anni per un attacco di cuore nel sonno. Pare quasi fatale essere il cuore la causa della fine di una vita vissuta con sì tanta vitale e accorata passione.
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