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Kim come Castro? – di Carlo Curti

Il prode Kim, se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. La sua morte sarebbe una perdita enorme per i giornali e i portali. Le considerazioni di Curti, ovviamente, esprimono un pensiero di sinistra, in un particolare mix di Buonismo e Castrismo.

Su un punto specifico ci permettiamo di sollevare obiezione: i 638 tentativi di assassinio. Lo facciamo per una ragione strettamente matematica. Se attribuiamo ad ogni tentativo una (misera) probabilità di successo dell’1%, le probabilità di sopravvivenza del Lider Maximo (a 638 tentativi) sarebbe stata vicinissima allo 0%.

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immagine Pixabay

Se il buon giorno si vede dal mattino il leader nordcoreano vivrà fino a 90 anni. È fine agosto quando i quotidiani italioti (e non solo) lanciano la notizia bomba dell’estate: Il “dittatore” sarebbe in coma, prossimo alla morte. La fonte, si badi bene, è la Corea del Sud, cioè quanto di più attendibile in materia. Infatti passano pochi giorni e il baldo Kim ricompare in pubblico, fumando una sigaretta.

Le redazioni del media interessati, anziché vergognarsi (sentimento che però presuppone due variabili rare: dignità e consapevolezza) se la cavano ridacchiando: “Kim è vivo, ma è la Corea del Nord a non stare bene”. Invece da noi si scoppia di salute, evidentemente! Una crisi politico-economica senza fine, con presunti leader delegittimati persino da fette dei loro elettorati, una leadership economica che continua a manovrare governi sintetici, organici ai suoi diktat, messa all’angolo dalla tempesta del Covid, capace solo di cancellare migliaia di posti di lavoro del terziario informale, poco qualificato e a remunerazione vergognosa che, si badi bene, è stato il solo settore capace di tenere su una linea decente le statistiche sulla disoccupazione negli ultimi decenni.

C’era bisogno della pandemia per scoprire che la finanziarizzazione della sanità, dell’educazione e del commercio fa vittime fra i meno abbienti e riduce le possibilità di impiego per i residenti? C’era bisogno del virus per scoprire la crisi culturale, la decadenza pre-politica del livello di civiltà di un paese in cui si respinge persino l’istinto primordiale di aiutare una persona in seria difficoltà, soprattutto se di colore o etnia diversa? Come si può vedere non è solo la Corea del Nord a non stare bene e considerato che siamo (statistiche alla mano) uno dei paesi più ricchi del mondo, la cosa dovrebbe stuzzicarci almeno qualche dubbio.

Per Kim invece nessun problema. Nel recente passato un “lider maximo” suo correligionario ha lasciato questa valle di lacrime dopo 638 tentativi di assassinio e mille notizie di morte avvenuta che, quando è arrivata, l’ha trovato tranquillo sul letto di casa.

Carlo Curti, Lugano

 

Relatore

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