Estero

Caso diplomatico delicato: l’ex capo di Rosgranstroy ha chiesto asilo politico in Italia


Rosgranstroy era una istituzione statale subordinata al
l’Agenzia federale per lo sviluppo del confine dello Stato della Federazione Russa (Rosgranitsa). Nel 2016 viene assegnata alla giurisdizione del Ministero dei Trasporti della Federazione Russa. Gli obiettivi principali della Rosgranstroy erano quelli di dotare i checkpoint di mezzi e sistemi tecnologici volti ad aumentare il livello di sicurezza del confine di Stato, implementando progetti di costruzione di grandi opere pubbliche oltre che a gestire gli impianti stessi per i posti di blocco.

Secondo i media russi, l’ex capo di questa agenzia, il 44enne Oleg Senkevich, è inserito dalle autorità russe nella lista internazionale dei ricercati dal 2016 con l’accusa di frode e per essere a conoscenza di particolari “segreti” sulla fuga di fondi per le infrastrutture create in occasione dei Giochi olimpici invernali 2014 a Sochi. Informazioni riservate che sembrano mirano al cuore del presidente Putin.

Il 4 novembre scorso Senkevich è riuscito ad arrivare in Italia, a Genova, con un volo privato partito da Odessa,  città ucraina raggiunta attraverso percorsi non ufficiali in quanto aveva il divieto di espatriare. Una volta in aeroporto si è consegnato alla polizia di frontiera chiedendo asilo all’Italia. “Non posso tornare in Russia perché sono perseguitato politicamente e in carcere rischierei la vita”, ha dichiarato agli agenti. “Ho scelto l’Italia per evitare un processo politico ingiusto che avrebbe messo in pericolo la mia vita e perché nel vostro paese esiste la democrazia e sono rispettati i diritti”, ha aggiunto Senkevich affiancato da due legali.

Nell’ottobre del 2015 Roma aveva già estradato l’ex capo dell’Agenzia federale Rosgranitsa, Dmitry Bezedelov, che ora sta scontando una pena di 9 anni per appropriazione indebita di oltre 500 milioni di rubliSecondo l’accusa del Procuratore, quest’ultimo pare abbia convinto nel 2009 Oleg Senkevich, insieme all’allora capo del dipartimento per le strutture di confine Danila Vavilov, a mettere in atto una frode, rubando denaro dal bilancio statale dell’agenzia.

È una questione delicata per l’Italia, soprattutto se dovesse decidere di ospitare un latitante che gli investigatori russi accusano di partecipare a una comunità criminale organizzata, alla frode e riciclaggio di denaro insieme all’ex potente direttore Bezedelov. Le autorità italiane dovranno ora valutare con attenzione la richiesta di asilo politico.

MK

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