È scomparso ieri, all’età di 88 anni, il famoso architetto ticinese Luigi Snozzi. L’uomo è deceduto a causa di complicazioni dovute al Covid-19.
Nato a Mendrisio nel 1932, Snozzi studiò al Politecnico di Zurigo e tra il 1962 e il 1971 lavorò con l’architetto Livio Vacchini. In seguito aprì degli studi a Locarno, Zurigo e Losanna. Grazie ai suoi lavori ottenne una cattedra al Politecnico di Losanna dove insegnò architettura.
Assieme a Mario Botta, Aurelio Galfetti e Livio Vacchini è considerato non solo uno degli esponenti della nuova scuola ticinese, ma anche il suo capostipite. Famoso in tutto il mondo, Snozzi era conosciuto per le sue opere su piccola scala, come le case unifamiliari Snider a Versciò, casa Kalman a Brione sopra Minusio e casa Bianchetti a Locarno. Significativi anche i suoi restauri di monumenti, come il Santuario della Madonna del Sasso.
Il lavoro di Snozzi è stato celebrato da diverse mostre in Europa e al di fuori. Gli fu conferita una laurea honoris causa all’Università degli studi di Sassari e nel 1993 vinse anche diversi premi per il suo progetto di riqualificazione dell’antico convento di Monte Carasso, tra cui “Beton”, “Wakker” ed il “Prince of Wales”.
Mario Botta, che aveva definito Snozzi “un compagno di viaggio nell’avventura dell’architettura”, ha commentato la scomparsa del collega: “Oggi siamo diventati un po’ più poveri”.
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