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Xi Jinping e Davos – di Vittorio Volpi

foto Wiki commons (WEF, Andy Mettler) – https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/deed.en

Come tutti sappiamo quest’anno a causa del Covid il WEF non avrà luogo a Davos (in Svizzera), ma sarà rimandato-espatriato- a Singapore.

Bravissimo però Klaus Schwab a non perdere l’occasione utilizzando il “virtuale”, ovvero via streaming per avere alcuni fra i grandi della terra che con i loro interventi daranno un indirizzo al mondo.

Il più atteso era Xi Jinping, il Mao della Cina moderna. Dati i tempi ristretti la sua controparte americana è diventato un convitato di pietra. Biden avrà bisogno di qualche settimana prima di essere pronto a dire la sua. Nelle more abbiamo ascoltato i 30minuti del Presidente Xi pronunciare il suo messaggio al mondo in un momento delicato per il gigante cinese.

Mentre la Cina da una parte inanella un successo dopo l’altro dall’altro, non tutto funziona.

In positivo: l’accordo con la UE per gli investimenti è una nota molto gradita a Pechino, ma, soprattutto lo è l’RCEP (Partenariato Economico Globale Regionale) con 15 paesi asiatici inclusi Giappone e Corea del Sud che pone le basi per una UE in salsa asiatica e che esclude gli Stati Uniti. Grossa papera di Washington.

Biden dovrà studiare come rimediare al grave errore e non sarà facile.

Il Covid indubbiamente non ha portato fortuna alla Cina. Con rare eccezioni, l’indice di gradimento della Cina è peggiorato nella maggioranza dei paesi, i quali non hanno digerito l’occultamento del virus per settimane e l’aver tentato di trasferire la colpa su tutti e tutti.

Xi, ovviamente ben preparato e parlando da grande statista, ha saputo gestire il problema Covid-19 glissando su eventuali colpe, niente scuse, ma usando invece il problema a suo vantaggio. Ha detto che la Cina sta collaborando nell’ambito della pandemia con ben 115 paesi e che farà di tutto per aiutare soprattutto i paesi in via di sviluppo al fine di sradicare il virus con il vaccino e con le medicine.

Venendo ai temi fondamentali del suo discorso, il mantra usuale: la Cina crede nell’armonia del mondo e nel rispetto delle culture. La Cina è per la “coesistenza pacifica” dove non ci siano ingerenze esterne. Non lo ha detto, ma voleva dire che uiguri e Hong Kong sono fatti nostri.“ Abbiamo tutti culture diverse e continueranno ad esistere e devono essere rispettate”. Una verità assoluta.

La coesistenza pacifica vuol dire che non è accettabile che ci siano paesi che pensino di possedere una cultura superiore ed esercitino del ”bulling” nei confronti di paesi che ritengono diversi. Occorrono regole internazionali giuste alle quali si deve aderire per evitare di ritornare nella giungla ed “ordine internazionale” basato su leggi internazionali rispettate.

Occorrono consultazioni e collaborazione e non il confronto ed il bilateralismo. Il mondo non può essere guidato dal governo di pochi e la governance del pianeta va cambiata per evitare il predominio di pochi.

Ha ovviamente, come atteso, perorato la causa del multilateralismo tanto odiato da Trump e del dialogo, insieme all’ammodernamento delle organizzazioni del commercio (WTO, etc.). Ha sostenuto che il mondo è in fase di grande cambiamento spinto dal ruolo della tecnologia che deve essere protetto, ma condiviso fra i paesi.

Si è impegnato a raggiungere l’obiettivo della riduzione del “diossido di carbonio” in Cina per il 2030.

Due parole sulla Cina. Ha sottolineato che è un paese prospero, “abbiamo limitato la povertà (quasi sradicata), ci basiamo su un modello socialista alla cinese e lavoriamo per un mondo migliore che eviti antagonismo e confronto dove i più forti non sottomettano i più deboli.”

Ha ben riassunto Schwab alla fine i punti principali del discorso: multilateralismo, apertura al cambiamento, attenzione al clima, collaborazione attraverso il dialogo per affrontare un futuro comune e non ingerenza negli affari interni da parte altrui (USA…)

Ci sarebbe ovviamente molto da dire, ma il modello virtuale della presentazione finisce qui.

Vittorio Volpi

 

Relatore

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