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Lugano: Si vota per cosa? – di Carlo Curti

Per buttare i soldi dei contribuenti dalla finestra?

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo. “Tot capita tot sententiae” è un famoso detto latino. Sulle forme del “non adeguarsi” si può senz’altro discutere ma non è detto che coloro i quali non sono disposti ad accettare tutto abbiano torto.

Quanto ai ricchi e ai potenti (che conosciamo di vista), prenderli a bersaglio riscuote sempre un facile e scontato successo. Ma, a pensarci bene, ci sono anche in Cina. Cosa direbbe Mao Tse Tung?

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Per buttare i soldi dei contribuenti dalla finestra?

Dopo le vicende dello scalo per Vip si tenta il bis con il Polo sportivo, poi sarà il turno dell’ex Macello, del Campo Marzio e così via, di legislatura in legislatura, con regalino già confezionato ai contribuenti: Cinque punti di moltiplicatore d’imposta in più, senza chiedere un centesimo ai ricchi comuni dell’area metropolitana che usufruiranno (eccome!) delle opere in divenire. Chiedo: Questi ragionieri di partito, amministratori di capitani d’industria, faccendieri e soldatini della finanza qualcuno deve averli pure eletti, o no? Tutti per una maggiore flessibilità del lavoro, precarietà e disoccupazione, magari con un pizzico di welfare, ma solo fino a quando i tempi non torneranno propizi per “la mano invisibile del mercato”che potrebbe farci ricordare questa fase della crisi come una “passeggiata di salute”.

Da tempo una muta maggioranza fra chi ancora vota nel Cantone rema, spesso a vuoto, per piazzare i figli, schiva lo psichiatra degli effetti collaterali del lavoro salariato, non si fa scrupolo a spegnere la luce di casa del vicino per dare maggior risalto alla propria, in curiosa sintonia con quelli che annegherebbero senza le complementari perché”sono poca cosa ma meglio di nulla”. Il risultato si vede nella convivenza civile, sul territorio metropolitano e nell’ambiente.

Insomma chi può permettersi tutto e chi poco più di niente, in mezzo una larga fetta di cittadini a prenderlo democraticamente in quel posto. E non finisce qui: Chi non si adegua è pure un “brozzone”. Punto.

Tutto è ovviamente opinabile, ma con quelli che sono “brozzoni dentro” come ci comportiamo? Votandoli?

Carlo Curti

Relatore

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