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La Tunisia autoritaria di Saied in crisi

La crisi in Tunisia si dirama in un’instabilità politica endemica, in una gravissima situazione economica e nell’incapacità del governo deposto di gestire la pandemia da coronavirus: infatti, domenica il presidente della Tunisia, Kais Saied, certamente dipinto come autoritario, ha rimosso il primo ministro, bloccato i lavori del parlamento e annunciato che assumerà lui stesso gli incarichi di governo.

Dopo essere uscita dalla primavera araba nel 2011, la Tunisia è stata l’unico paese di quelli coinvolti nelle rivolte a mantenere la democrazia, se pur estremamente fragile.

Così, assieme all’instabilità politica (9 primi ministri dal 2011), è arrivata la crisi economica, nella cui situazione il PIL cresce appena dell’1,5 per cento all’anno, per poi calare dell’8 per cento nel 2020, e di un ulteriore 3 per cento nei primi tre mesi del 2021.

Altissimo (17,8 per cento), il tasso di disoccupazione, il Paese, a rischio di default, cerca solo di evitare la bancarotta. In questo contesto, nel 2019, è stato eletto Saied, Professore di diritto costituzionale, con la promessa di liberare il paese dalla corruzione.  

Nonostante la sua formazione e professione, secondo i critici, Saied, eletto nel 2019, vorrebbe distruggere la democrazia tunisina. Dopo aver schierato l’esercito per bloccare l’ingresso della tv pubblica, il 26 luglio scorso, Saied ha rimosso il primo ministro, bloccato i lavori del parlamento e inviato l’esercito a presidiare i principali palazzi governativi della capitale Tunisi, poi, martedì ha imposto un coprifuoco in tutta la nazione dalle 18 alle 7 del giorno seguente, vietando ogni assembramento.

La Tunisia sta infatti affrontando una delle peggiori crisi sanitarie dell’Africa, con 550 mila persone contagiate e 18 mila morti.

Nel frattempo, in Italia, Lampedusa è già al collasso: per sfuggire dall’autoritarismo di Saied e dalla grave situazione di instabilità del Paese, una “bomba migratoria” si è scatenata sulle coste.

Franco Frattini, definito dal Sole24h “numero due” del Consiglio di Stato, vede in Saied l’unica alternativa all’islamismo (l’altro partito, Hennahdha, è della Fratellanza musulmana), ma quello che occorre alla Tunisia, secondo Frattini, sarebbe un patto tra Italia e Francia – stipulato all’interno dell’UE – per aiutare la Tunisia.

Solo così si eviterebbe l’aumento dei flussi migratori, proprio come accadde nel 2011 dalla Libia. Il ministro Luciana Lamorgese si dice in contatto con le autorità tunisine per evitare che la situazione peggiori.

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