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Altro missile nordcoreano, ma Kim non si fa vedere

di Vittorio Volpi

La Corea del Nord ha fatto ancora il botto, ha annunciato di aver lanciato con successo un nuovo missile da crociera a lungo raggio. ”Un missile che vola per 1500km sarebbe una minaccia per la pace e la sicurezza dell’area intorno al Giappone per la quale siamo preoccupati”, hanno commentato dal Giappone.

Essendo una categoria di missili balistici che viaggiano con una gettata più lunga, si muovono più velocemente e sono minacciosi poiché pur potendo trasportare testate nucleari, volano in linea relativamente dritta e a bassa quota per cui mettono in crisi i convenzionali sistemi di difesa antimissili essendo più difficili da rilevare. Il quotidiano, voce del Partito dei Lavoratori, Rodong Simmuki, ha pubblicato le fotografie dei missili che ricordano i Tomahawk degli Usa e del Hyunmoo-3C della Corea del Sud. Il test è risultato positivo ed avrebbe raggiunto tutti gli obiettivi prefissati.

Come sappiamo nulla succede a Pyongyang che non abbia un significato o che voglia dare dei messaggi, anche da parte cinese.

Secondo Francesco Sisci, sinologo e professore alla Luiss di geopolitica, l’obiettivo del Maresciallo Kim Yong-un (dalle recenti immagini fortemente dimagrito) ci sarebbero due ragioni dietro il lancio missilistico. Una è il nervosismo di Pyongyang per un possibile riavvicinamento Corea del Sud-Giappone-Stati Uniti. L’obiettivo è di spaccare questo legame perché mentre la Corea del Sud, Seoul, sarebbe morbida sul dialogo con Kim, ben più rigida è la posizione di Tokyo sotto l’ombrello atomico Usa. Lo scopo è quindi tentare di separare questi paesi fra di loro.

A Pyongyang sanno che a Tokyo è in corso una negoziazione della Corea del Sud con il Giappone per organizzare una trilaterale (Corea del Sud-Giappone-Usa) “per discutere della cooperazione nella ripresa del dialogo con la Corea del Nord”.

Tutto in mezzo allo stallo dei negoziati del vertice ad Hanoi del 2019 fra l’allora Presidente americano Trump ed il leader coreano Kim Yong-un. Secondo Sisci, “finora ci siamo concentrati su Taiwan, ma ci potrebbero essere prima, o contemporaneamente a problemi intorno a Taiwan, quelli con la Corea del Nord.

Secondo, stando a Sisci, aumentano i venti di instabilità in Asia Orientale, ci sono vari fronti aperti ed ammonisce il sinologo “bisogna sempre guardare alla Cina” che ha il coltello dalla parte del manico con la Corea del Nord. Di fatto, di fronte all’aggressività nordcoreana, l’altro obiettivo di Kim è quello di forzare il governo di Seoul a fare dei passi verso la distensione. Sono già passati 20 anni dalla sushine policy di Kim Dae Jung e da allora solo stazionarietà o passi indietro.

Altro segnale di nervosismo del paese eremita è la riaccensione del reattore di Yongbyon. Un altro pericolo ad incastro in una zona geopolitica già di per sé critica.

Una cosa in questo contesto è certa: il riapparire del nervosismo nordcoreano. I problemi a casa, tra l’altro di una scarsa annata per l’agricoltura, si compensano mostrando al popolo i propri muscoli.

Relatore

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