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Il “rapimento” di Eitan sarebbe avvenuto per l’eredità

Eitan, l’unico sopravvissuto dalla strage della funivia di Mottarone, è stato rapito.

Rapito dal nonno Schmuel Peleg, che lo avrebbe sottratto alla custodia della zia del bambino Aya, sostenuta, invece, dai legali italiani.

Eitan sopravvisse alla strage della funivia Stresa-Mottarone, nella quale morirono invece i giovani genitori (il padre Amit Biran e la madre Tal Peleg), il fratellino Tom e i bisnonni Itshak (detto Izzy) e Barbara Cohen.

Secondo gli investigatori, proprio il fatto che Eitan potrebbe essere destinatario di un risarcimento di qualche milione di euro, renderebbe il bambino una “preda succulenta” per i tutori.

I legali italiani della zia Aya fanno leva sull’istanza di avvio della procedura della Convenzione dell’Aja sulla sottrazione internazionale di minori, la quale dovrà passare per il ministero della Giustizia prima di arrivare alle autorità israeliane.

Dietro al “rapimento” del bambino, le famiglie Peleg e Biran si accusano a vicenda: le questioni sono spinose e denarose, si tratta infatti dell’eredità di nonno Izzy, dei soldi della beneficenza, del risarcimento statale.

Proprio lo zio di Eitan, il marito di Aya, Or Nirko, ha parlato dell’eredità del bisnonno: “Non sappiamo per certo se dietro al sequestro ci siano interessi economici Io presumo che loro (la famiglia Peleg, ndr) non abbiano ancora fatto l’atto per l’eredità del bisnonno, una persona molto ricca, anche lui vittima della tragedia del Mottarone. Può essere che l’erede principale fosse la mamma di Eitan e, di conseguenza, anche Eitan fosse il prossimo in linea di successione di un grande patrimonio” ha dichiarato a Repubblica, come riporta Open.

Ora, il “rapimento” di Eitan non è stato effettuato ai limiti dell’illegalità: Eitan, infatti, non è sparito, e continua a mantenere i contatti con la zia italiana.

L’udienza dopo la richiesta della tutrice di immediata restituzione di Eitan in Italia, è fissata per il 29 settembre. Prima di allora, la zia Aya dovrebbe recarsi in Israele per avere la possibilità di incontrare di nuovo il bimbo, dopo brevi colloqui telefonici, che ha comunque avuto in queste ore.

Lì, senz’altro con tempi lenti, i giudici decideranno se raggiungere un’intesa tra i due rami familiari, in merito alla decisione o meno sul ritorno del bimbo in Italia.

Relatore

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