“BASTA! È piuttosto evidente che Berset, e con lui una maggioranza in Consiglio federale, non voglia elaborare una strategia di uscita dalla crisi Covid19.Il Consiglio federale ha pieni poteri (la maggioranza del Parlamento è con lui) e non ha intenzione di tornare tanto presto alla normalità, anche se è evidente che il certificato Covid non sia una misura sanitaria, ma solamente uno strumento per dividere la società in “buoni e cattivi”. Per togliere potere al Consiglio federale e ritornarlo al popolo abbiamo solo una possibilità, cioè votare No alla Legge Covd19 il prossimo 28 novembre.” (dai social)
Piero Marchesi, presidente dell’UDC Ticino
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Certe volte per davvero mi dico: mi sembra che il Potere ami il Covid. E, poiché lo ama, vuole che il suo influsso dominatore sulla società non finisca mai.
Ma poi mi dico: no, sei esagerato, è la giornata uggiosa che ti mette questi pensieri neri.
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Si può concordare su un fatto: vi sono strumenti atti a dividere la società.
Mi permetterete tuttavia una riflessione a margine. Che esula dallo specifico.
Proprio perché dividere una “società già divisa” rimane pur sempre un’operazione pleonastica.
Sappiamo che la condivisione democratica richiede (anche) un minimo di “privazione individualistica”: insomma, saper accettare le decisioni delle rappresentanze maggioritarie. Il che non è poco. Per contro, sappiamo, il pesante individualismo contemporaneo indotto, nega ogni possibilità di “impegno sociale collettivo”. Al medesimo si resiste con il famoso/famigerato comunitarismo: sostengo esclusivamente chi riconosco come mio simile. Disaccordo inevitabile tra chi ...accompagna il cane al guinzaglio e chi ribadisce di essere contrario ad ogni …collare. Smarriti i valori fondanti del difficile “rapporto di rappresentanza” il concetto di “libertà democratica” viene spesso inteso come il “fare ciò che si vuole” e chiederne il rispetto in nome della "libertà" individuale. E così davanti a una decisione municipale maggioritaria (sul "collare") non rimarrà che la trasgressione e/o l'invito alla tolleranza di tale infrazione. L’individualismo diventa così un (dis)valore asociale.
Già si assiste a una forte spinta ai comunitarismi di genere, di cultura, di credo e via elencando. O la riaffermazione di semplici abitudini. Sempre più “cittadini” sono già divisi in compartimenti verticali (classi) in considerazione dell’evidente impossibilità di un riscatto collettivo sul piano economico. Ciò che determina la frustrazione di interi comparti della cosiddetta "economia informale" già avviliti dal meccanismo imposto dal sistema mercantile senza …protezioni. L’umanità perderà sempre più coesione in senso orizzontale anche perché sottomessa all’accettazione delle ineguaglianze economiche attualmente (ri)considerate ormai come fatali. Con l’aumento delle precarietà non resterà che la rivendicazione di sempre più minute particolarità identitarie. Da lì l'esigenza, ormai dilagante, della configurazione di un clima sociale predisposto a un fratricida confronto (pericolosmanete sterile) tra "inconciliabili universi dissimili".